Testata


FORUM CON I LETTORI

Nel dare inizio a questa nuova Rubrica di www.numedi.il per ‘Il Nuovo Medico d’Italia on line’ ho ripreso, tra le altre ricevute, tre lettere di diverso contenuto che ho ritenuto significative per il loro motivo ispiratore. 
‘Una pallina mancata’ rappresenta per me la ‘confidenza’ di un lettore, che considero un amico per avere voluto gratificarmi della conoscenza di un’esperienza personale che risponde a quello spirito di ansiosa paura e curiosità che provo nel rivolgere il pensiero al…. dopo, a quello che mi piace ricordare come il ‘cosa c’è dietro l’angolo’ e a cui, talvolta,  tento di dare una risposta che senza sconfinare nell’irrazionale, trovi nelle abituali sensazioni di una vita, vissuta non soltanto fisicamente, una risposta che sia di conforto, ma anche, possibilmente, logica e non nichilista.
‘Una notizia verificata’ prende spunto da una notizia preparata da un collaboratore di notevole prestigio ed esperienza professionale e noto anche per l’incarico ricoperto in ambito sanitario istituzionale che non rinuncia ad approfondire le personali conoscenze attraverso la consultazione (anche via internet) di prestigiose riviste mediche. L’apprezzamento di un amico e collega di giornalismo, rappresentante nazionale della categoria, oltre ad essere gradito per l’attenzione rivolta all’articolo firmato da un collaboratore di prestigio, è prova di attenzione per tutti i contenuti del periodico che dirigo e, di questo, sono grato a Luigi Vigevano e, con lui, ringrazio ogni lettore che dedica attenzione al lavoro di tutti coloro che sostengono la sua regolare uscita.
La lettera – articolo sulla ‘Ozonoterapia’, mi è giunta gradita e da pubblicare per il contenuto che considero di integrazione e completamento di quanto già scritto sull’argomento e perché, ‘a margine’, ha colto e voluto evidenziare l’attenzione che da ormai diversi mesi è rivolta al tema delle Medicine non convenzionali che considero pertinenti e da comprendere nel bagaglio di conoscenze di ogni professionista della salute e da trattare con attenzione giornalistica di completezza, correttezza e comprensibilità, oltre che di qualità informativa,per ogni persona che anche soltanto per personale cultura ponga attenzione all’argomento. 

Se, come spero, l’iniziativa di questo ‘forum’ con i lettori avrà seguito, grazie al loro aiuto e alla loro collaborazione anche critica, sarà per me motivo di soddisfazione soprattutto per essere riuscito ad instaurare un costruttivo rapporto di collaborazione, stima e simpatia con chi considera il mio impegno degno di attenzione


Una pallina mancata
Colloquio tra il silenzio della morte e la parola

Così la morte e così la vita sorgono, emergono e si sviluppano nel silenzio, ma la vita quando assume una forma concreta ed espressiva riesce a modellare la parola. Ciò è accaduto all’Inizio con il Creato ed accade ogni giorno. Si può allora colloquiare con la morte, cioè con il silenzio della parola?
Attraverso subdole vie travestite, la morte è capace di raggiungere il suo scopo, il suo altissimo e razionale scopo di equilibratrice dell’universo. Ed allora, perché chiamarti Morte, il tuo nome al contrario è “silenzio della parola”; ed allora trovo sia più giusto chiamarti “la Silenziosa”.
Quante volte oh! “Silenziosa” mi hai sfiorato, mi hai fatto capire che il mio turno della parola era cessato. Ogni volta però con un guizzo da “combattente” ti sono sfuggito. Beninteso, tu “Silenziosa”non hai colpa o responsabilità alcuna. E’ sempre una “cascata di eventi” che, ove non intervenga la forza del combattente, porta al silenzio della parola, cioè a te, “Silenziosa”, che giustamente ti vuoi riappropriare del “pacchetto quantico” che ti era sfuggito dal silenzio cosmico e attraverso vie miracolose aveva preso forma e parola. Infatti, questa è la realtà, il tuo compito.
Il varco tra energia e materia è realizzato dallo “stato quantico”, una specie di taxi driver, che riesce a prendere forma, visione, suono e parola per un periodo che deve essere limitato e regolarizzato da te “Silenziosa”, che riprendi tutto ciò che hai dato.
La licenza del formarsi, della visione, del suono e della parola deve necessariamente avere una breve esistenza. E tu “Silenziosa”, decidi attraverso la cascata degli eventi e costringi al silenzio quel “pacchetto quantico” che ti era sfuggito. Infatti è immginabile un universo quantico e silenzioso, ma al contrario è inimmaginabile un Universo che sia pregno di visione, suono, forma e parola. Ecco il tuo pregiato lavoro: tu sei lì, in mezzo al guado, a pareggiare i conti. Sei una contabile che amministri un bilancio universale: forma, visione, suono e parola, contro silenzio e indeterminismo quantico, ondoso e/o corpuscolo – particellare, a costituire la fotonica meraviglia del Creato.
Un pacchetto quantico, una microscopica pallina si forma nel momento del trapasso tra parola e silenzio, e quella pallina di energia – materia tu la ridistribuisci nell’immenso ed infinito fluire quantistico.
E così è stato quando, pochi giorni orsono, dopo una serie di eventi patologici, il mio corpo, la mia parola, il mio respiro hanno cessato di vibrare e tu solerte stavi per realizzare la mia trasformazione in pallina.
E’ stato un attimo, ti ho intesa, ti ho vista, ho cercato di parlarti ma non avevo più voce, e poi, come si fa a parlare con il silenzio? Mi hai sfiorato e non sei riuscita a prendermi, hai rinviato il tuo gesto razionale, solo perché qualcuno che mi ama e mi era vicino, la mia compagna, ha gridato con forza “sei stato sempre un combattente!”. E insieme a mio figlio hanno gridato “non devi rinunciare”!
Scrivo e piango poiché in quell’attimo fuggente ho trovato, incredulo, la forza di respingerti. In un attimo ho rivisto tutto il percorso della mia vita – parola, e ciò mi ha dato la forza di provare a compiere quello che credevo fosse il mio ultimo respiro, e invece era l’inizio di una serie di terribili respiri forzati, ognuno dei quali era un tentativo di oppormi a te “Silenziosa”, che eri lì, pronta ad impacchettarmi, o se preferisci ad impallinarmi.
Ancora una volta hai mancato al tuo altissimo compito contabile; ti sono sfuggito, ma naturalmente ti aspetto, fiducioso della tua giusta causa. Per questa volta mi avrai sostituito con un’altra pallina. Infatti per te l’una vale l’altra, non c’è differenza tra le miriadi di palline, se non in un maggiore o minore peso specifico.
A questo punto permettimi, oh “Silenziosa”, una parola molto umana, che ben sarà difficile tu possa prendere in considerazione. Comunque, con infantile presuntuosa richiesta, ti invoco!
Nel gioco infinito delle palline infinite, se ti capita, se hai un certo potere, se puoi agire sulle traiettorie, magari eccezionalmente, concedimi di sfiorare la parola e la forma di tutti coloro che ho amato, anche se non visto, anche se non inteso, e possibilmente nella pallinforme danza affannosa, di proteggerli e indirizzarli verso le giuste scelte che talora forma e parola rendono difficili. So di chiedere l’impossibile, ma io ci spero e chiedere con umiltà renderà più facile e gradevole il mio impacchettamento.
In fondo ogni pallina ha un numero, non può averlo, e nel tuo universale computare non dovrebbe essere difficile riconoscere il numero e concedergli una corsia preferenziale.
Se ho chiesto troppo, ti chiedo scusa e spero non me ne vorrai. Sono un “combattente” e tu lo sai , perché con grande benevolenza mi hai lasciato ancora la parola. Per quanto tempo, tu lo deciderai. 
Può sembrarti strano, ma ti voglio bene.

Massimo Bondì

Una notizia verificata

Ognuno di noi ha un patrimonio genetico che predispone ad alcune scelte. 
Le mie nonne sono vissute assai a lungo, quella paterna in particolare e da quest’ultima ho ricevuto alcuni geni specifici. Geni che, come nel suo caso, mi hanno predisposto alla degustazione, con sintomi di raggiungimento dell’estasi, di quella bevanda tonificante che è il caffè. 
Sono tanto particolari che al mattino, non appena si svegliano con il mio corpo dal sonno profondo di ogni notte, mi donano una sensazione di gioia di vivere e gran felicità accesi dal profumo della bevanda che riempie piacevolmente l’intero volume dell’appartamento. 
Io, come ha fatto mia nonna durante l’arco della sua lunga vita, ne bevo in quantità che definirei industriale. Senza zucchero come tutti i veri degustatori di caffè. Non bevo altro. Non tocco vino né superalcolici, mai. Proprio non mi piacciono. 
Adoro quei Paesi che hanno la meravigliosa abitudine di consumare caffè durante il pasto. 
A questo punto vi starete chiedendo che cosa significa un articolo di questo tenore per un mensile medico. 
E’ pertinente, eccome. 
Ricevo il mensile “Il Nuovo Medico d’Italia” da qualche tempo. Sono molto amico del Direttore, Mario Bernardini, e leggo sul numero quattro di aprile del mensile di informazione medico sanitaria, una notizia veramente interessante. Debbo premettere che, pur annoverando alcuni medici nella mia famiglia ed avendo amici medici, vivo una vita felice lontano dai loro saperi professionali.
Al contrario del famoso personaggio dei “Tre uomini in barca” di Jerome Klapka Jerome, leggendo articoli medici non mi sento affetto da tutti i sintomi delle malattie descritte dalla A alla Z ad esclusione del “ginocchio della serva”. Anzi, vivo con sereno distacco il nostro avvicinarsi inesorabile all’ultimo “decollo”, spiegando agli amici più intimi che, se e quando il Padretèrno vorrà chiamarmi,sappia che interrompe un piacevole progetto. Uno dei tanti che hanno costellato e che ancora costellano, fortunatamente, la mia vita. 
Ma veniamo alla notizia veramente degna di sottolineatura. 
Il redattore Carlo Vetere scrive, nel suo articolo, dei possibili effetti protettivi del caffè. 
Il caffè, secondo il relatore, protegge dalla cirrosi epatica e mantiene vive le capacità cognitive negli anziani. Dottor Vetere, sì!, Le confermo che gli effetti benefici del caffè sono molteplici e qui parlo con serietà e cognizione di causa. 
Primo, fra tutti gli effetti curativi, quello di dare tono a coloro che, come me, hanno una pressione arteriosa tendente al basso. 
Altro effetto da non sottovalutare, come asseriva sempre mia nonna quando era in vita, è come il caffè la preservasse dalle melanconie delle donne e le rendesse il cervello lucido, attento e dinamico. Sempre secondo lei, era il responsabile del suo solare sorriso, nonostante una vita alquanto difficile.Soffriva invece di quello che definiva “sbattimento di cuore”, una tachicardia insistente che mai aveva associato al consumo di caffè, continuandone l’assunzione in notevole quantità sino alla veneranda età di novantasei anni, quando, dopo il pasto delle puntuali ore 12,30, passò da una lucida e serena vita alla morte nel tempo di un sorriso.
Ora, grazie all’esperienza trasmessami dalle nonne e alla mia personale, ho già all’attivo 62 anni di vita, e dopo aver letto il vostro articolo, posso continuare a degustare il caffè nelle modalità e quantità sopra descritte e d’ora in poi posso anche affermare su consiglio medico.
Grazie di cuore

Luigi E. Vigevano
Consigliere Nazionale 
Ordine dei Giornalisti

A proposito di ‘ozonoterapia’

Bergamo, 24 aprile 2003

Caro Direttore,
leggo nel n. 3 marzo 2003 un interessante articolo sull’ossigeno ozono terapia redatto dal Prof. V. Bocci e il Dott. Nicola Di Paolo che però mi vedo costretto a nome dell’Associazione che presiedo, in dovere di specificarne alcuni passi imprecisi o non condivisibili presentati nell’articolo.
Premesso che l’ozono in Italia si esegue dal 1982 e, che la SIOOT è nata nel 1983  (chi volesse averne ulteriori può consultare il sito www.ossigenoozono.it) e che i medici praticanti sono oggi oltre 2000, vengono ricordati nell’articolo due incidenti che il Prof. Bocci e il Dott. Di Paolo attribuiscono a malpratica in ozono, ma probabilmente questo loro convincimento si è radicato attingendo notizie solo da fonti generiche giornalistiche in quanto, se avessero seguito da vicino ed in modo critico i casi come la ns. Associazione ha fatto, avrebbero potuto constatare che:
- il decesso capitato ad  un’estetista di Napoli non è avvenuto per malpratica (embolia) e tantomeno per tossicità dell’ozono, peraltro è ancora da chiarire se nell’istituto in questione vi fosse realmente un apparecchio per ozono terapia,
- nel secondo caso come si sa, la via epidurale  così come  la via intradiscale e la via intraforaminale sono certamente le vie più delicate e vanno eseguite da personale sia specializzato ed anche in struttura adeguata (ospedale) ed il collega ottemperava a tutte queste caratteristiche, comunque anche in questo caso parrebbe che la causa sia assolutamente incidentale,  ma il tutto è ancora coperto da segreto istruttorio, 
- differentemente da quanto affermato nell’articolo, vi è da dire che il Consiglio Superiore e la Regione Lombardia, hanno raccomandato più volte che venissero eseguiti corsi di preparazione e aggiornamento in ozono terapia, raccomandazione puntualmente ottemperata dalla SIOOT, infatti sono stati organizzati diversi corsi, negli ultimi anni alcuni dei quali in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia Facoltà di Medicina e Chirurgia,  e al prossimo corso di perfezionamento sono stati assegnati 50 punti ECM, 
- concordo peraltro con Bocci e Di Paolo sulla confusione creatasi con tante neonate associazioni “spesso più interessate ad aspetti mercantili che alla ricerca scientifica” in effetti la nostra associazione fin dal suo nascere  promuove studi ricerche e protocolli  indifferentemente se gli ozonoterapeuti usino sacche o bocce purché certificate. 
- per quanto riguarda le apparecchiature per ossigeno ozono terapia, concordo con l’allarme presentato dai Prof. Bocci e Di Paolo:. esistono infatti generatori non certificati pur esistendo una direttiva molto precisa a tal riguardo sui dispositivi medici e mi riferisco al D. L.vo 46/97. Ma su questo tema la SIOOT può avere solo un ruolo di prescrizione all’uso di apparecchi certificati indirizzato ai propri iscritti (se tali vogliono rimanere), in quanto il dovere di controllo spetta al Ministero della Salute e per quanto io ne sappia vi è un parere dato dal Consiglio Superiore in data 1977 quindi ben prima dell’introduzione dell’ossigeno ozono terapia in Italia il quale si riferisce genericamente ai generatori di ozono penso per l’aria e l’acqua, i quali non erano destinati ad uso terapeutico e quindi non certificabili come dispositivi medici, mentre dal 1996 ad oggi più volte il Consiglio Superiore ha più volte ribadito che le apparecchiature dovessero essere certificate, 
- per quanto riguarda la possibilità di effettuare l’ozono in Italia, così come avviene in tutta Europa ed in molti Paese Extraeuropei, va detto che due sentenze del TAR peraltro motivate dalla stessa Avvocatura dello Stato hanno ben chiarito che le Circolari ricordate riguardavano unicamente la ricerca e non la pratica medica.
L’ultima sentenza sempre in accordo con l’Avvocatura di Stato ha altresì ben chiarito che per l’attività di sperimentazione in materia non è richiesta una  previa autorizzazione, e quindi a tuttora ci risulta incomprensibile da chi e perché siano bloccati gli interessanti lavori sperimentali eseguiti presso l’Azienda Ospedaliera Senese se pur i relativi protocolli abbiano ricevuto parere favorevole dal Comitato Etico della struttura,
- a questo riguardo su sollecitazione del Prof. Di Paolo io stesso ho pregato il competente Ufficio del Ministero della Salute a voler derimere ex legis la situazione, 
- per quanto riguarda la terapia della “cellulite” che così tanto sembra accalorare gli estensori dell’articolo unitamente agli amici associati della Società Italiana di Medicina Estetica mi sembra incongruo da parte degli stessi procurare un ingiustificato allarme su fatti che nulla hanno a che vedere con l’ossigeno ozono terapia riversando opinioni personali senza alcun supporto scientifico, anche perché, mi si permetta una piccola considerazione, mi giunge nuova la possibilità che detta metodica eseguita scrupolosamente e con piccole dosi di miscela di ossigeno ozono come da protocollo SIOOT presentato al Ministero della Salute, possa essere tossica nel caso di lipodistrofia e che non lo sia quando vengono usate concentrazioni molto maggiori come utilizzato e quindi constatato lo stesso Bocci e Di Paolo, 
- va anche chiarito a oner del vero che la cosiddetta “cellulite”, è una malattia, come ormai universalmente riconosciuto dal mondo scientifico, che può colpire uomini e donne anche come effetto secondario e doloroso non solo di insufficienze vascolari o disturbi metabolici ma anche di trattamenti farmacologici necessari per curare patologie molti gravi. 
- mi sembra utile sottolineare che l’unico lavoro scientifico per il trattamento medico di detta patologia inserito nella Clinical Evidence Library del Centro Cochrane Italiano redatto dall’Istituto Mario Negri è un lavoro pubblicato a seguito dei protocolli presentati al Ministero della Salute e anche questa procedura che mi sembra etica e corretta è la prima volta che è stata seguita e proprio dalla SIOOT e non abbia trovato altri esempi precedenti o successivi di metodiche che abbiano avuto tanto scrupolo non solo per onor di scienza, ma specialmente a tutela dei pazienti e dei medici utilizzatori.
Colgo l’occasione per congratularmi con la Tua direzione di questo giornale che trovo una libera palestra di discussione anche per le medicine alternative e complementari.
Distinti saluti.

Marianno Franzini


Settembre

A fine luglio, per iniziare la nuova Rubrica, www.numedi.it ha scelto, tra le altre ricevute, tre lettere di diverso contenuto ritenute significative per il loro motivo ispiratore. 
‘Una pallina mancata’, del Dr. Massimo Bondi; ‘Una notizia verificata’, del giornalista Luigi Vigevano; la lettera – articolo sulla ‘Ozonoterapia’, del Prof.Marianno Franzini.
Nel rimandare i lettori alla loro lettura, riportiamo di seguito la lettera ricevuta dal Prof. Giorgio Leggeri, che mi ha particolarmente lusingato.

Rondini

Caro Mario Bernardini,
sono un vecchio Medico romano e come tutti i Colleghi Ti conosco tramite i giornali della nostra categoria.
Mi ha colpito, per il suo contenuto poetico (e triste!) l’articolo pubblicato sul Nuovo Medico d’Italia: “Ricordo il garrire delle rondini
Il “ricordo”, questa magica parola che acquista ogni anno di più importanza per chi prosegue, più o meno bene, nel cammino dell’età, degli affetti, della professione, mi ha colpito perché connessa alla speranza di riudire il garrire delle rondini. Per questo, mi sono riaffacciato da una finestra di una casa di fantasia, una casa immaginata isolata nel mezzo della campagna, da una finestra sita ai piani più alti per vedere un orizzonte sempre più vasto, quello del mio passato.
E, proprio aspettando le rondini, non ho riprovato, osservando il mio orizzonte di ricordi, la tristezza che tanto spesso mi avvolge, cosciente del mio allontanarmi dalla vita professionale, del silenzio del telefono che non mi ricollega ai pazienti, dello studio con il bianco lettino in un angolo, a volte impolverato. Sensazioni, queste, che di certo sono comuni a chi, come me, deve pagare cara la “fortuna” di essere ancora vivo. E proprio nell’attesa del garrire delle rondini, che Tu hai così poeticamente scritto nel tuo articolo, ho ritrovato la mia serenità.
L’orizzonte, il mio orizzonte si è riempito di ricordi, di incontri felici, di sorrisi di pazienti che avevano ritrovato la loro serenità nelle mie parole, dell’affetto di tanti e tanti clienti che, emtrati anonimi nell’ambulatorio delle USL (prima dell’INAM o dell’EMPAS) ne uscivano persone e rimanevano legati a me, al loro medico psichiatra prima sconosciuto, poi dopo quel breve spazio di tempo della visita, divenuto loro amico.
E, questi ricordi, l’attesa delle rondini, me li ha fatti rivivere con serenità.
Ed è un consiglio (“Affacciatevi alla finestra e guardate il vostro orizzonte del passato attendendo il garrire delle rondini”) che voglio dare a chi, come me, lentamente sta uscendo dalla movimentata vita della professione, e ritroverà, così, nel ricordo, una sconosciuta felicità.
Grazie caro Mario Bernardini. Grazie per ciò che in me, ha risvegliato il Tuo articolo.
Giorgio Leggeri

Caro Giorgio Leggeri,
grazie per le espressioni usate nei miei confronti condivise in una logica (forse non ancora completamente superata) di compiere ogni nostra azione con la consapevolezza di essere, comunque, un esempio, o meglio, motivo di inconsapevole confronto per chi ci ‘incontra’.
I ‘medici’ antichi (‘uomo-medicina’, ‘sciamano’), oggi ricordati come ‘stregoni’ (non ‘ciarlatani’ sempre esistiti e ancora esistenti), avevano spesso una o più ‘guida di riferimento’ (albero e/o animale); dopo le tue parole mi piace pensare che è stata, invece, una ‘rondine’ a scegliere in me il medico-comunicatore che, usando le sue ali di ‘uccello migratore’ prova a ricordare (a chi sa ascoltare) l’unione dei popoli e degli uomini e la nobile universalità di essere MEDICO, disinteressatamente utile al prossimo.

(M.B.)

Medicine Non Convenzionali

Abbiamo ricevuto per E-mail da‘OMEONET’ (redazione@omeonet.com) e dal giornalista Luca Carra (‘Sito ZADIG’ : news@zadig.it) due articoli che riproduciamo.
Cosa ne pensano i lettori del ‘Il Nuovo Medico d’Italia’?

Il dibattito è aperto. Inviate pareri e opinioni a: numedisas@tiscali.it 
(Si chiede di precisare il consenso per la eventuale pubblicazione sul giornale o ‘on line’).
 

ARTICOLO N° 1

Dalla Redazione OMEONET
Fonte: L'Unità
Venerdi', 29 agosto 2003

GARATTINI: "I POCHI SOLDI PUBBLICI VADANO SOLO
A CIO' CHE E' SCIENTIFICAMENTE PROVATO"

Ma che cosa pensa di questo riconoscimento di fatto delle terapie non convenzionali da parte del servizio pubblico, Silvio Garattini, da sempre spirito critico delle politiche dei farmaci? «Un fenomeno ingiustificato», afferma il direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche «Mario Negri» di Milano, firmatario l'anno scorso del documento con il quale 35 ricercatori e i Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini hanno criticato l'apertura della Federazione dell'ordine dei medici verso le terapie non convenzionali. Il 17 maggio scorso l'ente aveva infatti riconosciuto lo status di atto medico a nove discipline non convenzionali, tra cui agopuntura, omeopatia e fitoterapia. «Ma l'omeopatia, così come l'erboristeria, è solo aria fritta», sostiene Garattini.
Se la loro efficacia non è provata, perché vengono praticate in strutture pubbliche?
«Queste terapie non servono a guarire i malati, ma a far vendere farmaci e arricchire chi le pratica: per questo dovrebbero assolutamente rimanere al di fuori delle strutture pubbliche ed essere confinate al settore privato».
Eppure alcune Regioni le erogano pagando di tasca propria.
«Agli assisiti di Asl e ospedali dovrebbero essere offerte soltanto quelle pratiche mediche che hanno ottenuto il riconoscimento della medicina ufficiale. I soldi dello Stato devono essere spesi esclusivamente per quegli interventi sostenuti da evidenze scientifiche: tutto il resto deve essere messo in discussione».
Una questione soprattutto economica quindi?
«Le risorse finanziarie sono limitate, soprattutto negli ultimi tempi, e quello che si spende per queste pratiche viene sottratto ad altre terapie la cui efficacia e sicurezza sono scientificamente provate».
La situazione cambierebbe in presenza di prove scientifiche?
«E' una regola generale: il problema della validazione non si pone soltanto nel campo delle terapie non convenzionali, ma anche in quello della medicina ufficiale. Si deve usare lo stesso metro per tutto».
Spesso si sente obiettare che queste pratiche seguono criteri diversi da quelli della medicina ufficiale. Cosa ne pensa?
«Pretesti: non ci sono interventi medici di cui non sia possibile valutare in modo scientifico l'efficacia».
 

ARTICOLO N° 2

Da Luca Carra
Questa settimana sul sito di scienzaesperienza:……..

L’alternativa è dura a morire – Nonostante la mancanza di prove sulla loro efficacia e l’esclusione dai LEA, le terapie non convenzionali continuano a essere offerte dal Servizio sanitario nazionale. (di Ilaria Fazi)

L'alternativa è dura a morire 
Nonostante la mancanza di prove sulla loro efficacia e l'esclusione dai LEA, le terapie non convenzionali continuano a essere offerte dal Servizio sanitario nazionale 
04 settembre 2003
Sbattute fuori dalla porta d'ingresso, sono rientrate per quella di servizio. O meglio, in molti casi non si sono mai mosse. Sono quelle cure, dall'agopuntura e fitoterapia fino alle ancora poco conosciute reiki e omotossicologia, raccolte nella categoria delle terapie non convenzionali. Cure e medicine che da febbraio del 2002 sono state escluse dai LEA, i livelli essenziali di assistenza che definiscono le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale fornisce a tutti i cittadini, gratuitamente o in compartecipazione, grazie alle risorse raccolte attraverso la fiscalità generale. 
Un'esclusione che, ci si sarebbe aspettati, avrebbe comportato la loro scomparsa dalle strutture del servizio pubblico. E invece no. In alcuni casi pagate interamente dell'utente, in altri prese a carico dalle Regioni, le prestazioni mediche di tipo non convenzionale continuano a essere offerte da ASL e ospedali. Nei reparti di rianimazione e anestesia, nelle unità di cura di cefalee, allergie, malattie infettive e psicosomatiche, nei centri di riabilitazione e in quelli contro alcol e tabagismo, si ritrovano in tutta Italia, con l'eccezione di poche regioni, come la Sardegna e l'Umbria. 
E il motivo sembra essere duplice: da una parte, una domanda sempre maggiore da parte degli assistiti, dall'altra, una maggiore conoscenza e ricorso dei medici, sia di quelli di base che di quelli specializzati, a queste terapie. 
Racconta Oreste Mauro, medico che pratica l'agopuntura nell'ospedale civile di Portogruaro: "A volte è il paziente a cercarci di propria iniziativa, a volte invece viene indirizzato dal medico di base. E poi, in alcuni casi, siamo noi a consigliare queste cure ai pazienti che non possono assumere farmaci a causa di allergie, intolleranze o problemi gastrici. Infine, e non dovrebbe essere così, alcune persone si rivolgono a noi perché le altre cure non lasciano più alcuna speranza". Tante le persone che si affidano a queste cure perché alla ricerca di un rapporto più umano con il personale curante e di terapie naturali meno invasive. Anche se, non solo sull'efficacia, ma nemmeno sulla loro sicurezza esistono ad oggi prove supportate da evidenze scientifiche.
Lo spiega Roberto Raschetti, responsabile del progetto sulle terapie non convenzionali all'Istituto Superiore di Sanità: "Il primo problema, quando ci si domanda se le terapie non convenzionali siano efficaci o meno, sta nel fatto che in questa categoria vengono incluse pratiche molto diverse", spiega l'esperto. Poche le ricerche riportate dalla letteratura scientifica: "Il panorama è molto povero: nel numero e nella qualità. Le ricerche, poche e mal condotte, non hanno restituito prove dell'efficacia di queste cure". Per quanto riguarda gli studi, condotti su modelli animali, dall'ISS "non è stata ottenuta alcuna prova a favore dell'efficacia, ma questo non esclude che in specifiche situazioni possano funzionare".
Un'assenza di prove a cui molti dei medici che praticano terapia non convenzionale in ASL e ospedali replicano con dati raccolti in prima persona: al centro antifumo di Pinerolo, in provincia di Torino, Remo Angelino utilizza l'auricoloterapia, che consiste nell'infilare aghi molto sottili nelle orecchie dei pazienti, per curare la dipendenza da fumo. E a sostegno dell'efficacia di questa pratica, chiama in causa i dati di follow up raccolti nel centro che dirige: "I nostri assistiti vengono controllati subito dopo, e poi a 3 e 6 mesi dal trattamento. Secondo i dati che abbiamo raccolto, l'auricoloterapia ha riscosso un successo sovrapponibile a quello delle altre terapie almeno nel 50 per cento dei casi". 
E continua: "Questo non vale solo per i tabagisti. Abbiamo sostituito con questa terapia anche la fase finale del ricovero di tossicodipendenti, ottenendo percentuali di successo paragonabili a quelli dei dipendenti da tabacco". Nel reparto di medicina psicosomatica all'Ospedale San Carlo Borromeo di Milano, invece, Luisa Merati pratica ipnosi, reiki e omeopatia per curare asma, allergie, malattie della pelle, obesità, coliti, gastriti, cefalee e dipendenza da tabacco: "I pazienti che si rivolgono al nostro reparto sono equamente distribuiti tra quelli mandati dai medici di base e quelli che vengono di propria iniziativa. La maggior parte di loro, al di là dell'immediatezza del risultato, dà segni di acquisito benessere, e per me questa rappresenta una prova della validità di ipnosi e reiki".
"Queste prove vengono raccolte tramite sperimentazioni effettuate secondo procedure inadeguate" replica Raschetti. "Uno degli errori più frequenti è per esempio l'assenza di un gruppo di controllo". 
La stessa sottovalutazione della necessità di prove scientifiche a volte la si ritrova anche tra i politici. Commenta Raschetti: "Perché queste terapie possano rientrare nei LEA bisogna che dimostrino non soltanto efficacia e sicurezza, ma anche una maggiore utilità rispetto alle altre terapie. E in questa verifica siamo solo al primo passo". Sulla proposta di legge in discussione per l'introduzione dell'insegnamento di alcune terapie non convenzionali all'interno delle università, commenta: "Si tratta di misure che potrebbero contribuire a far 'emergere dalla clandestinità' alcune di queste situazioni e a portare una maggiore informazione. Bisogna però vigilare affinché non si perda la distinzione tra medicina ufficiale e medicina non convenzionale".
E conclude: "La commissione che sta vagliando la possibilità di riconoscere alcune di queste pratiche ha interpellato degli esperti, tra i quali anche me, ma l'impressione è che i nostri pareri non vengano poi tenuti in gran conto. La maggior preoccupazione del mondo politico sembra essere quella di garantire che tutti i pazienti che vogliono accedere a queste terapie si rivolgano ad un medico". 
Cosa che spesso il malato che sceglie il non convenzionale si dimentica di fare. Soprattutto quando ricorre alla fitoterapia. "Una parte importante del progetto dell'ISS riguarda la fitoterapia - ricorda ancora Raschetti - un settore particolarmente delicato, dominato dal fai da te e dall'errore di fondo per cui le erbe vengono considerate sicure perché naturali. Nulla può essere più falso. Inoltre, essendo erbe farmacologiche, la loro assunzione può interferire con quella di altri farmaci. Difficile anche il controllo sugli ingredienti dei fitofarmaci. 
Per monitorare la situazione, l'ISS ha attivato un anno fa un sistema nazionale di vigilanza, che si basa soprattutto sulle segnalazioni dei medici. "Lo scopo immediato è quello di raccogliere le segnalazioni relative a reazioni avverse dovute ad assunzione di erbe medicinali. L'obiettivo finale è quello di innalzare la sensibilità di medici, farmacisti e infine degli utenti. Perché, conclude Raschetti, "dobbiamo sempre tenere a mente che in assenza di prove di efficacia, qualunque rischio diventa inaccettabile".

Ilaria Fazi

I COMMENTI:
Forse, nel parlare delle medicine non convenzionali, sarebbe ora di superare una contrapposizione rigida e ragionare in termini di medicina integrata. Senza per questo sentirsi parte di una mandria di persone non-ragionanti che scelgono cure inefficaci e pericolose solo in base alle emozioni e al \"rapporto umano\" col curante. Credo che nel mondo delle medicine convenzionali ci sia più cultura e attenzione alle prove di efficacia e di sicurezza (peraltro esistenti) di quanto normalmente si pensi. Credo anche che ci sia una genuina voglia di confrontarsi su questi temi e che ScienzaEsperienza potrebbe essere il luogo ideale per questo confronto.

Luca Carra, giornalista



Torna alla Home Page
logo del Nuovo Medico d'Italia
Il Nuovo
Medico d'Italia
Direzione - Redazione - Amministrazione
Via Monte Oliveto, 2 - 00141 Roma
Tel e fax 06/87185017
e-mail


Webmaster: B. J.