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OPINIONI
Magia e superstizione presenti anche nel mondo sportivo
di Giuseppe Calderaro (*)
La Magia è un fenomeno sociale ancora abbastanza diffuso nel
mondo. Anche in Italia, in alcune nostre città e campagne, nonostante
il Medio Evo sia ormai lontano, c'è chi timoroso e fiducioso si
rivolge ancora a maghi e fattucchiere. (sembra che il loro fatturato, fino
ad ora esentasse, sia molto elevato).
Si ricorre così sempre più spesso, e fiduciosi alla magia,
utilizzando di conseguenza amuleti, portafortuna e talismani: oggetti "scaramantici"
che, anche nel mondo sportivo, dovrebbero avere la prerogativa di allontanare
la "iella" la iettatura ed il malocchio.
Ma questi simpatici oggetti che si trovano anche in commercio, in effetti
sembra che siano più efficaci e "terapeutici", se il loro potere,
certamente suggestivo, viene attribuito e trasmesso da chi li prepara e
consegna, maghi o stregoni.
I poteri dello stregone
Nelle civiltà primitive, i poteri dello stregone venivano spesso
conferiti per la presenza di una predisposizione personale (persone con
anomalie fisiche o psichiche) o attraverso un'iniziazione, che consisteva
in un periodo di ritiro, di digiuno e di meditazione, e che comportava
il superamento di alcune prove.
Le prove da superare riguardavano la violazione di alcuni tabù
e di alcune azioni condannate dalla società come ad esempio l'incesto,
l'omosessualità, l'omicidio, ecc.
Superate tali prove l'iniziato, uomo o donna che fosse, diventava così
un essere che, pagatone il prezzo, si rinnovava divenendo il detentore
del potere magico; il suo comportamento non sarebbe più stato uguale
a quello degli altri uomini.
I giorni stabiliti per i suoi riti avrebbero avuto alcune particolarità:
i luoghi sarebbero stati scelti in vicinanza dei cimiteri, e come strumenti
avrebbe usato quanto ad altri era ripugnante come rifiuti ed escrementi,
o ritenuto impuro come ossa o sangue mestruale. Egli inoltre, avrebbe potuto
usare alcune rappresentazioni simboliche: ad esempio un pupazzo somigliante
alla persona cui si voleva inviare del male, o qualcosa che le appartenesse,
come unghie e capelli.
Questi oggetti simbolici non potevano, per se stessi, essere influenti
ed efficaci: lo diventavano solo per la potenza dello stregone che li aveva
allestiti e per gli incantesimi con i quali li accompagnava. Allo stregone
veniva pertanto attribuito il dominio della magia.
La figura dello stregone, in quanto provocatore di sciagure, è
paragonabile, secondo gli antropologi, allo iellatore ancora presente
nella nostra cultura e, sembra, anche negli ambienti sportivi, tanto
che alcuni atleti ed allenatori, per proteggersi dalle sue influenze
negative e dalla iella, si affidano spesso ad oggetti o vecchi indumenti
portafortuna oltre quelli ben noti (gobbetti, corna, ecc.) e a gesti propiziatori
e scaramantici. Con "scaramanzia" si definisce, in effetti, una "pretesa
arte magica" con la quale si crede o si spera di sfuggire alla iettatura.
Teorie sulla magia
Molte sono le teorie che hanno tentato di spiegare la magia con leggi
logiche o con processi psichici, ma finora solo alcuni aspetti sono stati
chiariti. Ci si può avvicinare un po’ più alla spiegazione
della magia soltanto se il mago, o la maga, vengono visti come persone
onnipotenti, sottratte alle leggi normali e alle regole naturali dei loro
simili. Il potere magico diviene così tutto ciò che spezza
i tabù, che sconvolge l’uomo comune e che trascende la vita abituale.
Il mago, lo stregone e lo sciamano, considerato quest’ultimo un operatore
benefico, prendendo su di loro le angosce altrui derivanti spesso
dall’obbligo di osservare regole e costumi, riescono a controllare le forze
soprannaturali, così si crede e si spera, e a liberare da fatture
o a farne su specifica ordinazione.
Per il mondo arcaico la magia ha rappresentato, nonostante tutto, un
elemento di progresso in quanto ha contribuito ad accendere nell’uomo il
desiderio di sfuggire ai propri limiti e lo ha preparato e stimolato alle
successive scoperte ed utilizzazioni scientifiche. In fondo, la storia
della magia è la storia dell’uomo: la magia, in effetti, dapprima
ha colmato i vuoti occupati poi dalla scienza e dalla fede.
La parola magia, vista alla luce del progresso scientifico,
presenta ai nostri occhi ormai la patina del tempo, ma resta tuttavia una
parola chiave, con la quale si definisce oggi l’arte di agire
sulla natura con la forza del pensiero.
Infatti, antico e sempre attuale, rimane il desiderio forse infantile
e onnipotente dell’uomo, di poter influire su altri uomini, su cose ed
eventi, secondo i casi in senso negativo o positivo (ad esempio sulle prestazioni
agonistiche di atleti o di squadre sportive): questo desiderio è
già di per sé un fatto magico. E' senz'altro magico il bisogno
e l'aspirazione di penetrare oltre il limite del tempo e dello spazio,
per poter conoscere, ad esempio, il passato o prevedere il futuro, per
collegare e per trovare corrispondenze, cercando così nell'irrazionale
una risposta ai propri interrogativi, ai propri desideri, dubbi, ansie
e paure.
Magia e religione
La magia è stata accomunata o confusa con altre pratiche che
hanno come presupposto l'esistenza sia di forze, sia di un potere, esercitato
da parte di esseri soprannaturali. Se viene messa in rapporto di analogia
o di divergenza con la religione, la magia può ben essere differenziata,
in quanto le religioni tradizionali condannano le pratiche magiche e semmai
contrappongono a queste, e propongono, quella dell'esorcismo, impiegato
da alcuni preti per scacciare i demoni. I maghi, da parte loro, ridicolizzano
le pratiche ed i riti religiosi fino a parodiarli e a denigrarli con le
cosiddette messe nere.
Se si analizzano freddamente magia e religione, emergono contrasti
molto netti, ma anche punti comuni nei quali le differenziazioni, ad un
certo punto, divengono più sfumate: fra i popoli primitivi, infatti,
sono tuttora in uso riti magici che si riallacciano o alla liturgia di
antiche e dimenticate religioni o alla religione di popoli conquistati.
I sacerdoti dei tempi passati, come a loro modo sia gli sciamani sia gli
stregoni, hanno usato costumi e simboli particolari, e nell'esercizio dei
loro poteri hanno forse compiuto cose straordinarie.
Nella credenza comune e popolare, la magia è pertanto un insieme
di pratiche la cui efficienza è insita in esse e/o dipende dallo
stregone, ritenuto onnipotente e quindi in grado di controllare le forze
soprannaturali evocate con alcuni rituali. La religione può invece
solo rendere favorevole una volontà riconosciuta superiore sia nelle
pratiche religiose sia dalle stesse persone che le compiono. Infatti, il
sacerdote prega le divinità e spera di venire da esse esaudito;
il mago, invece, compie direttamente le azioni, pronunciando incantesimi
miranti ad ottenere l'effetto sperato. Le forze della magia determinate
da un rito sono pertanto immanenti, mentre quelle della religione sono
trascendenti.
La magia bianca o magia benefica che soccorre e conforta, trova il
suo contrario nella magia nera o magia malefica che, essendo diabolica
e nefasta, perverte e distrugge. Di conseguenza i maghi praticanti la magia
bianca vengono accettati e sono infatti ricercati e ben remunerati, mentre
quelli praticanti la magia nera sono meno consultati, anche perché
molto temuti. Entrambi evocano però le stesse forze soprannaturali
per convogliarle, i primi in modo positivo e costruttivo verso il bene,
i secondi in modo distruttivo e temuto, verso il male.
Conclusione
Per concludere si potrebbero, forse, avvicinare le pratiche magiche
ad alcune forme odierne di psicoterapie non cliniche, che non hanno come
scopo precipuo quello di un aggiustamento sociale.
Per quanto attiene in particolare allo sport, alcune pratiche magiche
o scaramantiche per prevenire o sfuggire la iella, possono rappresentare
quindi possibili forme di sostegno psicologico giacché si prefiggono
obiettivi limitati e precisi (ad esempio la diffusa pacca rassicurativa
sulla spalla). Pertanto questi interventi suggestivi e magici possono soddisfare
nel mondo ancora le esigenze e le aspettative di molti uomini e donne e,
nello sport, di alcuni atleti, allenatori, dirigenti e tifosi sportivi,
insicuri forse, ma certamente anche superstiziosi.
In fondo superstiziosi, cioè un po' timorosi ed insicuri, in
particolari momenti e in alcune situazioni della vita, forse, lo siamo
stati o potremmo diventarlo un po' tutti.
(*) medico e psicologo dello sport
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