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Un Congresso si è svolto il 2 e 3 maggio
a Roma presso il CNR
Cistite Interstiziale e "malattie rare"
Nella maggior parte dei casi la cronaca si interessa delle ‘malattie
rare’ e dei ‘farmaci orfani’ quando circostanze particolari suscitano l’interesse
emotivo nella pubblica opinione per l’eccezionalità di un caso o
la difficoltà a disporre di prodotti idonei al trattamento.
Scarsa è la conoscenza delle disposizioni e delle norme emanate
a favore dei soggetti colpiti da tali patologie e delle disposizioni per
approfondirne la conoscenza e avere dati statistici di sufficiente attendibilità
per stabilirne il numero e la distribuzione territoriale oltre che per
sesso, età e altre caratteristiche.
Il I° Congresso Nazionale su ‘Interstitial Cystitis Syndrome
and Rare Diseases’, che si è svolto a Roma presso il C.N.R.
ha associato alla maggiore conoscenza clinica, diagnostica e terapeutica
della malattia il più ampio obiettivo di richiamare l’attenzione
sugli aspetti sociali di questa patologia e, in generale, sulla necessità
di un coinvolgimento delle Autorità politiche e del mondo scientifico,
oltre che dei pazienti, nei confronti del problema delle ‘malattie rare’
e sulle strategie di intervento in linea con le direttive europee.
Nel corso di una Conferenza Stampa il Prof. Mauro
Cervigni, Presidente del Congresso con il Prof.Robert M. Moldwin
(USA)
e il prof. Claus Riedl (Austria),si sono soffermati sugli aspetti
medici, clinici e terapeutici della malattia, mentre la dott.ssa
Loredana
Nasta, presidente dell’Associazione Italiana Cistite Interstiziale
- ONLUS, che ha promosso il Congrsso, ha esposto le motivazioni sociali
che sono state alla base dell’iniziativa che si prefigge di censire e riunire
nell’AICI le persone affette da ‘Cistite Interstiziale’ il cui numero è
attualmente sicuramente sottostimato.
Una sessione del Congresso, quella conclusiva, è stata, non
a caso, intitolata ‘dalla parte del paziente’ e ha contribuito
a conoscere la situazione esistente, oltre che in Italia, in Germania
(Barbara Muedner Hensen), Olanda (Jane Meijlink) Stati Uniti
(Ann Moritz Chesnut).
LA CISTITE INTERSTIZIALE
La Cistite Interstiziale (CI) è una malattia cronica e severamente
debilitante della vescica urinaria, caratterizzata da sensazione di pressione
e dolore nell’area sovrapubica e da pollachiuria e tenesmo. Questo è
dovuto all’infiammazione cronica della mucosa e al rigonfiamento della
superficie interna della parete vescicale. Gli individui affetti urinano
più frequentemente del normale (possono arrivare fino a 50
– 60 volte durante il giorno e 20 – 30 volte durante la notte), per la
ridotta capacità vescicale.
In una piccola percentuale di casi si possono verificare anche cicatrici
e ulcerazioni della mucosa interna che riveste la vescica.
Segni e sintomi
I sintomi principali comprendono forte dolore o bruciore vescicale,
urgenza e frequenza minzionale, dolore sovrapubico, dolore pelvico cronico.
I sintomi sono simili a quelli delle comuni infezioni della vescica ma
in questo caso non è possibile evidenziare un’infezione e la terapia
antibiotica è del tutto inefficace.
La maggioranza dei pazienti lamenta, nell’area sovrapubica, dolore
o senso di pressione che scompaiono lentamente dopo la minzione, per poi
ritornare di nuovo quando la vescica si riempie, e talvolta purtroppo non
scompare affatto. Il dolore può anche essere avvertito nell’area
pelvica, ai genitali e attorno al retto. Se la necessità di urinare
non viene immediatamente soddisfatta, il dolore può diventare insopportabile.
I sintomi della CI sono di solito lentamente progressivi e si aggravano
nel corso di mesi o anni.
La cistoscopia solitamente documenta una parete vescicale anormalmente
spessa, aree di infiammazione, aree emorragiche e fibrosi del rivestimento
mucoso interno. L’infiammazione può indurre diverse modificazioni
a carico dei tessuti tra cui la sostituzione fibrosa della parete
muscolare, l’assottigliamento e la discontinuità della mucosa, la
proliferazione capillare e la degenerazione dei vasi sanguigni attorno
alla vescica.
A volte i sintomi legati alla patologia possono aumentare d’intensità
dopo l’assunzione da parte del paziente di particolari cibi come caffè,
alcol, agrumi, pomodori e cioccolato.
Il continuo bisogno di urinare priva spesso del sonno i soggetti affetti
dalla malattia, ciò causa affaticabilità, ansia e/o
depressione.
Epidemiologia
La CI colpisce circa 700.000 donne negli Stati Uniti. I dati derivanti
dal Nurse’s Health Study (1999) suggeriscono che la prevalenza della condizione
tra le donne è tra 52 e 67 casi su 100.000. La CI di tipo non ulceroso
si presenta nel 90% dei pazienti mentre la forma più severa colpisce
solo il 10% dei soggetti affetti ed è caratterizzata dalla presenza
delle ulcere di Hunner, lesioni che coinvolgono tutti gli strati della
parete vescicale e che appaiono come macchie di color marrone-rosso sulla
mucosa della vescica. I pazienti colpiti dalla CI sono per la maggior parte
donne e l’insorgenza della patologia si presenta di solito tra i 30 ed
i 70 anni. La malattia può colpire anche i soggetti giovani.
Eziologia
L’esatta causa della CI non è nota; probabilmente la patologia
è correlata a numerosi fattori eziologici tra i quali figurano quelli
autoimmuni, allergici e infettivi e neurologici.
In accordo con una teoria ampiamente sostenuta, la CI potrebbe essere
dovuta all’assenza di glicosaminoglicani che costituiscono lo strato mucoso
che riveste e protegge l’urotelio (la mucosa interna che riveste la vescica).
Tale ipotesi ha fornito le basi per il trattamento con sostituti dei
glicosaminoglicani quali: sodio pentosano polisolfato (somministrazione
orale), eparina o acido ialuronico (somministrazione intravescicale).
I glicosaminoglicani sono altamente idrofili e protettivi; essi mantengono
una barriera protettiva acquosa tra il lume della vescica e l’urotelio
proteggendo quest’ultimo dall’attacco di batteri, microcristalli, ioni,
proteine e altre sostanze presenti nell’urina. Tali sostanze sono infatti
irritanti e possono danneggiare l’urotelio, causare infiammazione, irritazioni
tissutali, degranulazione dei mastociti (cellule presenti sempre allorchè
vi è un’infiammazione tissutale) e depolarizzazione dei nervi sensori,
con conseguente urgente bisogno minzionale e dolore.
Un’altra teoria sull’eziologia della CI si basa sulla presenza di anomalie
nei mastociti considerando anche che nei soggetti affetti il numero di
mastociti nella vescica è piuttosto elevato. Queste cellule giocano
un ruolo principale nelle reazioni allergiche e infiammatorie nei diversi
tessuti.
Esse provocano il rilascio di istamina e di altri mediatori farmacologicamente
attivi come prostaglandine, leucotrieni, triptasi che a contatto con la
muscolatura liscia e con l’epitelio vascolare, causano dolore, gonfiore,
aumento dell’apporto sanguigno e successivamente formazione di cicatrici
e riduzione del volume dell’organo coinvolto.
Altri fattori eziologici
A tutt’oggi non esistono evidenze che attribuiscano la causa della
CI ad infezioni di origine batterica, virale o fungina. Un’eziologia psicologica
della CI è stata smentita.
Approccio alla diagnosi
La diagnosi della CI è un processo lungo e complesso anche a
causa della grande variabilità dei sintomi che la caratterizzano.
Il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK)
Americano, ha sviluppato criteri di inclusione ed esclusione per la determinazione
della patologia. Sebbene i criteri del NIDDK siano utili per la ricerca,
sono troppo restrittivi per essere utilizzati dai medici per la diagnosi
della CI. I criteri di inclusione comprenderebbero dolore vescicale, frequenza
e urgenza minzionale, capacità vescicale inferiore ai 350 ml e evidenze
citoscopiche delle predette lesioni ulcerative al suo interno (ulcere di
Hunner). Applicazioni strette di tali criteri portano a diagnosi non corrette.
Nella diagnosi della CI devono essere escluse condizioni quali: infezioni
batteriche da Chlamydia Trachomatis, prostatiti, infezioni virali
di herpes simplex, neoplasia, disfunzioni neuropatiche della vescica e
malattie ginecologiche come vaginiti, diverticolosi uretrale, vestibulite
vulvare e endometriosi.
Gli studi urodinamici non sono specificamente diagnostici; quelli radiografici,
come la pielografia intravenosa o la cistouretrografia sono raramente indicati
per la valutazione dei pazienti con CI sospetta.
La conferma di diagnosi di CI dipende dai risultati dell’esame cistoscopico.
Durante questo esame, viene effettuata un’idrodistensione della vescica
(riempimento con soluzione salina o acqua distillata fino al raggiungimento
della massima capacità vescicale) sotto anestesia totale. Con la
distensione possono apparire emorragie localizzabili o fessurazioni sanguinanti
chiamate glomerulazioni.
A volte si possono rivelare anche le ulcere di Hunner e severa riduzione
della capacità vescicale.
Le biopsie sono indicate nei pazienti con sospetta CI per:
- escludere specifiche patologie della vescica come un carcinoma, displasia
o tubercolosi;
- confermare un’infiammazione delle pareti vescicali
- identificare sottogruppi di pazienti (ad esempio quelli con quantità
eccessive di mastociti o eosinofili)
I vari test diagnostici possono temporaneamente esacerbare i sintomi
e causare bruciore nella vescica e nell’uretra anche per diversi giorni.
La biopsia può provocare dolore per diverse settimane o fino a quando
il rivestimento vescicale non si è ristabilito.
Trattamento
Non esiste una cura specifica per la cistite interstiziale. La terapia
è solo palliativa ed è altamente individuale. Essa comprende
trattamenti orali, intravescicali, adiuvanti.
Trattamenti orali
Il trattamento orale di prima linea per la CI comprende:
- antidepressivi triciclici: farmaci che si sono rivelati efficaci
in taluni studi clinici, talvolta utilizzati in associazione, e che
possono essere utili nel controllare la sintomatologia dolorosa e permettono
al paziente di riposare per tempi più lunghi.
- antistaminici: l’utilizzo dell’idrossizina si basa sull’ipotesi
che il rilascio di istamina provocato dalla degranulazione dei mastociti
potrebbe essere responsabile dei sintomi della CI.
Altri farmaci per il trattamento della CI sono gli anticolinergici,
gli analgesici urinari i calcioantagonisti o gli anticonvulsivanti
Alcuni pazienti stanno meglio dopo aver preso acido acetilsalicilico
o antinfiammatori, probabilmente perchè la degranulazione dei mastociti
provoca il rilascio di prostaglandine e leucotrieni.
Trattamenti intravescicali
La farmacoterapia intravescicale consente un’elevata concentrazione
della sostanza nella vescica, elimina il problema del basso livello di
escrezione urinaria e riduce gli effetti collaterali dovuti ai farmaci
somministrati oralmente.
L’agente intravescicale più comunemente utilizzato e l’unico
autorizzato dall’FDA americano per il trattamento della CI è il
dimetilsulfossido (DMSO). Uno studio controllato ha mostrato la superiorità
del dimetilsulfossido rispetto al placebo nella riduzione dei disturbi
(sintomi). Sebbene il dimetilsulfossido sia un antinfiammatorio, sembra
avere proprietà analgesiche e miorilassanti. La tecnica non richiede
anestesia, ospedalizzazione o uso di sala operatoria; i suoi effetti sono
comunque temporanei.
L’acido ialuronico è una nuova sostanza utilizzata nel trattamento
della CI. Esso è naturalmente presente in tutti i tessuti connettivi
e nello strato costituito da glicosaminoglicani della parete vescicale.
Come l’eparina e il pentosano polisolfato, ripara lo strato mucoso danneggiato
e riduce il dolore e la frequenza minzionale.
Trattamenti adiuvanti
Qualora il dolore urogenitale associato alla malattia sia particolarmente
grave, la stimolazione elettrica per via transcutanea (TENS unit) può
essere utilizzata per bloccare la trasmissione nervosa degli impulsi dolorosi.
Quando la sintomatologia non recede con il lavaggio vescicale o con
la terapia medica, si può aumentare la capacità della vescica
con un intervento chirurgico. La procedura conosciuta come ileocistoplastica
o sigmoidoplastica/uretero-sigmoidostomia incrementa le dimensioni della
vescica utilizzando un tratto di intestino tenue o del colon. Nei casi
estremi è necessaria la cistectomia con l’abboccamento degli ureteri
al piccolo o grosso intestino.
Utilizzo del pentosano polisolfato sodico nel trattamento
della Cistite Interstiziale
Il pentosano polisolfato sodico (PPS) è stato utilizzato nel
trattamento della Cistite Interstiziale di norma come trattamento di seconda
linea. E’ stato riconosciuto come farmaco orfano dall’FDA nel 1996 con
il nome commerciale di Elmiron e autorizzato espressamente per la
riduzione del dolore vescicale e per i disturbi associati alla cistite
interstiziale.
Si tratta di un derivato macromolecolare di un carboidrato; è
un prodotto semisintetico simile all’eparina che ricorda dal punto di vista
chimico e strutturale i glicosaminoglicani. Il suo meccanismo d’azione
nella CI non è completamente noto; negli studi preclinici il PPS
sembra aderire alla mucosa della vescica. Il farmaco potrebbe agire come
una sorta di tampone che controlla la permeabilità cellulare in
modo da impedire alle sostanze irritanti presenti nell’urina di raggiungere
le cellule dell’urotelio.
Il pentosano polisolfato è la sola terapia orale per il trattamento
della CI studiato in studi controllati con placebo ed efficace nella riduzione
del dolore alla vescica
Gli effetti collaterali sono molto bassi ed hanno una incidenza compresa
tra l’1 ed il 4% e includono diarrea, dispepsia, alopecia reversibile,
cefalea, rash, vertigini, dolore addominale e anomalie della funzionalità
epatica.
Situazione italiana
In Italia la CI è compresa tra le malattie rare per le quali,
secondo il Decreto Ministeriale n. 279 del 2001, è riconosciuto
il diritto all’esenzione dalla partecipazione al costo per le correlate
prestazioni di assistenza sanitaria.
Nel nostro Paese il numero di pazienti affetti da questa malattia a
tutt’oggi non è noto in quanto non vi sono studi epidemiologici,
l’Associazione Italiana Cistite Interstiziale – AICI, comprende 350 iscritti.
Certamente il numero è sottostimato ed il problema è molto
sentito sia dai pazienti che dalle persone a loro vicine in quanto la malattia
ha un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita e relazionale
dei soggetti colpiti. Assai spesso le pazienti aspettano mediamente fino
a 3 anni e consultano non meno di 5 specialisti (tra urologi, ginecologi,
e chirurghi generali), prima di arrivare ad una diagnosi corretta.
E’ solo attraverso una adeguata diffusione e comunicazione di questa
rara forma di cistite cronica che si potrà dare speranza
a molti pazienti nel nostro paese (sicuramente parecchie migliaia)
che ignorando l’esistenza di una diagnosi e di un trattamento adeguato,
continuano ad effettuare i lunghi e penosi viaggi della speranza oltre
confine.
L’Associazione Italiana Cistite Interstiziale-ONLUS, con questo primo
Congresso Internazionale si è prefissa appunto l’ oneroso
compito di aiutare i pazienti affetti da CI e le loro famiglie, e di fornire
adeguate informazioni sia alla classe medica che ai mass-media per aiutare
delle persone sofferenti che, pur non avendo patologie maligne, hanno una
qualità di vita altrettanto deprimente.
Prof. Dott. Mauro Cervigni
Direttore Dipartimento di Uroginecologia
Ospedale San Carlo di Nancy di Roma
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