Testata
A Roma dal 9 al 12 gennaio 2001

Prima Conferenza Nazionale per la Salute Mentale


La “Prima Conferenza Nazionale per la Salute Mentale”, organizzata dalle Associazioni dei familiari in collaborazione con il Ministero della Sanità, al termine dei tre giorni di lavoro che hanno registrato la partecipazione di rappresentanti del Governo, degli Enti locali nonché degli operatori, ha ribadito gli impegni che il Ministro della Sanità, professor Umberto Veronesi, aveva assunto durante il suo discorso d’apertura:
-  monitorare il Progetto Obiettivo “Tutela della Salute Mentale” che sarà prorogato fino al 2003
- istituire un “Gruppo di attenzione interministeriale” tra Sanità, Affari Sociali, Giustizia e Pubblica Istruzione per la rapida attuazione di tutti i provvedimenti, legislativi ed amministrativi, nonché per il raccordo permanente con Regioni ed Enti Locali
- intervenire presso le Regioni per il recepimento concreto del Progetto Obiettivo e la destinazione ad esso di risorse adeguate. Il Governo potrà far ricorso a commissariamenti nei confronti delle Regioni che non attueranno i Dipartimenti di salute mentale
- assegnare un ruolo più incisivo dell’Osservatorio per la tutela della salute mentale e maggior coinvolgimento in esso delle Associazioni delle famiglie
- eliminare le restrizioni all’uso degli antipsicotici di seconda generazione.
Il Sottosegretario alla Sanità, Senatrice Ombretta Fumagalli Carulli, nel concludere i lavori ha sottolineato, come altro punto fondamentale “il trattamento del paziente grave, al quale deve essere assicurata la continuità di cura.”
Ha precisato che “Solo una rete di servizi ed interventi integrati, che coinvolga il Servizio Sanitario Nazionale, gli Enti locali, il volontariato e l’associazionismo delle famiglie, può rispondere in modo adeguato ai tre messaggi che questa Conferenza ha voluto trasmettere e che riguardano l’impegno per una società consapevole, per famiglie non più sole e per migliorare i servizi nella comunità”


Psichiatria
I numeri del disagio

Quasi sette milioni di donne italiane soffrono di disturbi psichiatrici, più del doppio rispetto agli uomini, per un totale di 10 milioni di pazienti. 
Questi i numeri del disagio nel nostro Paese, diffusi dal ministero della Sanità in occasione della Conferenza sulla salute mentale. 
Un problema che coinvolge il 47,7% delle famiglie italiane. Accanto ai 24.000 uomini e alle 25.000 donne con disturbi psicosessuali, spiccano le 450.000 vittime di psicosi non affettive, le 380.000 con disturbi del comportamento alimentare, le quasi 800.000 con disturbi da controllo degli impulsi e il milione e trecentomila con disturbi da somatizzazione. 
Problemi che hanno comportato, nell’ultimo anno, una spesa di 294 miliardi di lire per antipsicotici, 22 miliardi per antidepressivi triciclici, 230 miliardi per antidepressivi inibitori della ricattura della serotonina, 62 miliardi per altri antidepressivi e 412 miliardi per oppiacei, antipiretici, antiepilettici e antiparkinson. 
In tutto 1.000 miliardi in medicinali. 
Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici pubblici, al 31 marzo 2000 lo 0,5% dei pazienti ricoverati era ancora in ospedale, mentre l’88% era stato inserito in residenze ‘ad hoc’ mentre, dopo la chiusura delle strutture private convenzionate, al 31 marzo il 43,7% degli assistiti era ancora in ospedale. 
La rete di assistenza conta oggi 695 Centri di salute mentale, 481 Centri diurni, 257 Day Hospital, 320 Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, 1.056 strutture residenziali e 1.132 punti ambulatoriali. 


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