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Roma 16 marzo 2009
 
Segnalazione ricerca
 
 
(F. Macàro –UCBM)
 
 


UCBM coordina in Italia sperimentazione di una nuova terapia alla diagnosi per il diabete di tipo 1

Sconfiggere il diabete mellito di tipo 1 senza ricorrere al trapianto: è l’obiettivo del progetto internazionale Defend-1, di cui l’Università Campus Bio-Medico di Roma è centro di coordinamento italiano.

Questa patologia autoimmune, che distrugge le cellule del pancreas produttrici di insulina, fa registrare ogni anno nel nostro Paese circa 3mila nuovi casi nella fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Proprio i malati di diabete di tipo 1 neo-diagnosticati e di età superiore ai 18 anni sono i soggetti cui è interessato lo studio, il primo controllato, internazionale e di ampia portata che preveda l’utilizzo dell’otelixizumab, un anticorpo monoclonale, cioè a bersaglio specifico, in grado di regolare i linfociti responsabili dell’attacco alle cellule che producono l’insulina.

Il Laboratorio di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Campus Bio-Medico di Roma, diretto dal Professor Paolo Pozzilli, ha reclutato il primo paziente in Italia e opererà in collaborazione con altri centri di ricerca universitari e ospedalieri italiani.

Tra questi: l’Università ‘Sapienza’, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, gli Ospedali Pertini e San Camillo (a Roma), il Polo Pontino della Sapienza (a Latina), l’Ospedale San Raffaele di Milano e le Università di Bari e di Palermo.

La partecipazione al progetto Defend-1 da parte di università e ospedali dislocati su tutto il territorio nazionale consentirà ai potenziali candidati un accesso più facile a questa terapia innovativa.

Il diabete di tipo 1 spiega Pozzilli – genera, come per le allergie, una risposta iperreattivadell’organismo umano: in soggetti predisposti geneticamente, alcuni linfociti e autoanticorpi distruggono le beta-cellule, produttrici di insulina. Il protocollo che oggi portiamo a livello di trials clinici, verificherà il funzionamento di speciali cellule immunitarie regolatrici, prodotte dall’organismo stesso grazie all’otelixizumab. Questa terapia dovrebbe colpire e neutralizzare i linfociti alterati, preservando le beta-cellule sane ancora presenti nei pazienti neo-diagnosticati. In questo modo, contiamo di ottenere anche un certo recupero funzionale di quelle danneggiate ma che ancora producono insulina”.

La ricerca raccoglierà informazioni sulla sicurezza e l’efficacia dell’utilizzo di otelixizumab nell’arco di due anni ed è il frutto di dieci anni di studi internazionali.

L’anticorpo monoclonale otelixizumab è già stato sperimentato con successo nel mondo in due studi pilota pubblicati negli ultimi anni sul New England Journal of Medicine.

“Il successo di questa cura convalidato su larga scala – sottolinea Pozzilli – significherebbe, tra l’altro, un parziale mantenimento dell’autonomia nella produzione insulinica per questi pazienti, con una notevole riduzione del fabbisogno esterno e, di conseguenza, un maggior controllo della glicemia, unito a una minore incidenza futura delle complicanze del diabete, che interessano occhi, rene e sistema nervoso”.

I pazienti interessati a ricevere ulteriori informazioni sui centri universitari e ospedalieri che partecipano alla sperimentazione possono contattare il numero verde 800.98.44.49.

 

   
 







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