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Roma 1 settembre 2008
 
Terapia d’urgenza
 
 
M. Bernardini
 
 


 La prima puntata della serie televisiva ‘Terapia d’Urgenza’ ha consentito ai telespettatori la valutazione delle finalità di una trasmissione che suscita curiosità con un titolo di trasversale interesse sociale per la salute.

Sapientemente annunciata con alcuni mesi di anticipo ha avuto, nella carenza di notizie propria del periodo estivo e feriale, il vantaggio di interventi di categoria (medici e infermieri) che hanno anticipato giudizi in assenza di documentata conoscenza di contenuti tranne che per analoghe trasmissioni d’importazione sullo stesso argomento.

Certamente un giudizio di merito da parte di un medico e giornalista non potrebbe avere valore per la qualità televisiva della trasmissione, né per la bravura e la recitazione degli interpreti e pertanto nessun commento in tal senso.

Non credo invece inopportuno esprimere due considerazioni, sia pure personali, per quanto può avere riferimento a realtà in campo medico e sociale.

La trasmissione, secondo il titolo, vuole offrire un’immagine della Medicina per un preciso e ben differenziato settore quale è quello della ‘Terapia d’Urgenza’.

L’assunto è pertanto di non considerare la preparazione e formazione delle diverse figure professionali per un impegno che le renda, anche ‘umanamente’, pronte a rispondere alle più svariate esigenze di un’assistenza che spazia nelle più diverse situazioni di ‘salute’ con aspettative maggiori rispetto al passato per quanto attiene prevenzione, cura diagnosi e riabilitazione della persona per eventi di sofferenza psicofisica connessi a traumi e patologie.

La vita di un Pronto Soccorso è doverosamente e necessariamente stressante per la continua tensione di un’attesa che ignora la gravità del ‘caso’ che può giungere in qualsiasi momento all’attenzione dei sanitari e talvolta anche simultaneamente, con più situazioni d’interesse di vari e diversi settori specialistici. Nella realtà non sempre l’urgenza della terapia può essere preannunciata e, come risulta dai diversi episodi oggetto della puntata, non necessariamente è sempre di competenza chirurgica.

Della Società attuale viene altrettanto offerto uno spaccato riduttivo alla ‘realtà’ di un ambiente legato ad una funzione sociale del tutto particolare: l’emergenza sanitaria, ben diversa per coloro che vi devono ricorrere e per coloro che la devono fronteggiare.

Si ha l’impressione che si persegua l’immagine, non sempre rispondente alla realtà, di un massimo efficientismo operativo pronto a rispondere adeguatamente ad ogni richieste d’intervento organizzativo, strutturale e funzionale nel rispetto di leggi, contratti e norme regolamentari e deontologiche per il personale addetto.

Una Società che vuole dimostrare la validità dei suoi componenti, lasciando alle persone coinvolte la manifestazione di quei sentimenti personali e di quel rapporto umano che in molte situazioni superano l’inadeguatezza delle risorse disponibili o la loro anche temporanea inefficienza.

Una presenza di umanità, o una sua assenza, spontanea o voluta, che soltanto trapela nei personaggi secondo la molteplicità delle possibili modalità di espressione del singolo e, nel nostro caso, secondo quanto previsto dal regista.  

Mario Bernardini

   
 







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