Etica e ricerca scientifica. Poblemi di bioetica La problematicità del rapporto tra etica e conoscenza costituisce uno dei leit motiv più ricorrenti nello sviluppo della civiltà occidentale. La terribile punizione riservata da Zeus a Prometeo, colpevole di aver sottratto agli dei il segreto del fuoco, e la sorte dell'Ulisse dantesco, reo di aver oltrepassato i limiti imposti da Dio alla curiosità umana, sono forse gli episodi più celebri nella narrazione mitico-poetica di questa problematicità.D'altra parte, è proprio Ulisse, dal fondo degli inferi, ad affidare agli uomini un messaggio che li invita a trovare l'essenza della loro avventura terrena nella difficile conciliazione tra norma morale e impulso verso il sapere: “fatti non foste a vivere come bruti/ ma per seguire virtute e conoscenza”.
L'era delle grandi scoperte geografiche, e quindi della rivoluzione industriale e dell'espansione coloniale, si sono dimostrate degne eredi dello spirito avventuroso e avido di conoscenza dell'eroe omerico.
Lo slancio ottimista verso il futuro, la convinzione che la diffusione delle nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche avrebbe garantito il benessere e la felicità del genere umano, accomunavano gli schieramenti ideologici che si sono contrapposti fino alla seconda metà del XX secolo: liberalismo e socialismo.
In questo contesto, toccava solo alle anime solitarie come Giacomo Leopardi irridere la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive, mentre spettava ai profeti inascoltati come Bartolomè de Las Casas condannare sul nascere il lato oscuro dell'espansione europea, ossia l'impatto devastante sulle popolazioni indigene e sulle loro culture.
In seguito, alcune delle più significative scoperte scientifiche del XX secolo hanno portato alla ribalta la difficoltà di conciliare il principio morale della salvaguardia del benessere dell'umanità con le possibili applicazioni pratiche di quelle scoperte.
Basti pensare allo sgomento dei fisici atomici che per primi intuirono le conseguenze delle loro ricerche nel campo dell'energia nucleare. La drammaticità dei dubbi vissuti da questi scienziati nella fase sperimentale, esemplificati dalla vicenda biografica irrisolta di Ettore Majorana, è poi diventata parte integrante del sentire collettivo nel dopo-Hiroshima. Da allora, la parte più cosciente dell'umanità non ha smesso di interrogarsi sulla saggezza e liceità morale di una ricerca scientifica che metta fra parentesi ogni riferimento etico, così come sulla subordinazione della ricerca a interessi di natura militare o economica.
In epoca più recente, sono stati soprattutto gli sviluppi nel campo della bioetica e dell'ingegneria genetica a riproporre all'opinione pubblica, non sempre adeguatamente informata, i termini di un dilemma antico quanto la civiltà occidentale: fino a che punto può spingersi la ricerca scientifica? Come conciliare libertà e responsabilità?
Queste tematiche sono state affrontate nel corso di numerose conferenze, recensioni etc., suscitando l’interesse generale del pubblico e delle comunità scientifiche.
Uno dei temi quanto mai attuale, di maggiore interesse è il seguente: “etica e ricerca scientifica: problemi di bioetica”.
Innanzitutto è necessario fare una distinzione filosofica tra una “etica dei fini”, in cui le norme etiche sono derivate da un ideale astratto e assoluto (“il Bene oggettivo” della filosofia Platonica ed Aristotelica), ed una “etica del movente” in cui invece “si prende atto empiricamente di ciò che muove l'uomo e (di) che cosa lo polarizza”, ossia in cui l'accento è sui motivi della condotta umana.
Questa distinzione apre la via ad un relativismo delle prospettive etiche. Infatti, “il fine di un'etica economica, o di un'etica imprenditoriale, è altra cosa rispetto al fine di un'etica scientifica ove lo scienziato si affida a linee guida che fanno riferimento ad obiettivi, a regole di altra natura”.
La pluralità dei riferimenti etici viene generalmente riconosciuta anche all'interno delle varie discipline scientifiche per cui si fa strada la tesi che sarebbe più corretto parlare di bioetiche piuttosto che di bioetica al singolare: basti pensare alla contrapposizione fra una bioetica di tipo religioso ed una di tipo laico, ispirate da valori e convinzioni diverse sulle origini e sulle finalità dell'uomo, e come tali spesso in contrapposizione.
Tuttavia questa distinzione non corrisponde ad una rigida suddivisione fra loro impermeabili: basti pensare a “come l'etica della ricerca farmacologica, della sperimentazione farmacologica, sia in realtà influenzata dall'etica della programmazione dell'investimento economico e finanziario di una ditta produttrice di farmaci”.
Sia la cronaca come la saggistica specializzata, hanno offerto numerosi esempi dei conflitti provocati da diversi requisiti di eticità; persino il carattere problematico dei documenti emanati dal “Comitato Nazionale di Bioetica”, che raramente propongono valutazioni unanimi, evidenzia la difficoltà di trovare soluzioni definitive.
Altrettanto problematico è il rapporto fra bioetica e diritto, inteso come “legge e momento legiferante”. Anche la politica, nella sua funzione legislativa, si è spesso confrontata con le esigenze irriducibili di prospettive etiche diverse: in effetti, “la ricerca scientifica, il progresso delle conoscenze e della medicina inducono la società a prendere atto di determinate situazioni fino a poco prima impensabili, ad es. la fecondazione artificiale, utero in affitto, etc.”.
Inoltre, la messa in questione di figure sociali primarie come il padre o la madre, costituisce “la manifestazione più vistosa del relativismo dell'etica”.
Partendo da una prospettiva “liberal-liberistica”, si potrebbe sostenere che il diritto debba “arrivare per ultimo”, ossia costituire le regole ed i canoni solo quando la situazione “magmatica” prodotta dal continuo evolversi delle conoscenze si sia “raffreddata”, rendendo possibile la tipicizzazione dei comportamenti su cui si basa il diritto.
Applicando la metafora del “magma in movimento” anche alla bioetica, potremmo dare la seguente definizione non ontologica, ma relativa ai “fini” di questo campo del sapere e agire umano: “un mondo con più conoscenza è preferibile ad un mondo con meno conoscenza; la conoscenza rappresenta un valore, anche se non assoluto, ma dipendente dai mezzi con cui la si è ottenuta e la si usa”.
La conoscenza è, quindi, anche un mezzo per poter raggiungere altri fini, ad esempio il miglioramento della “qualità di vita, concetto questo su cui potremmo discutere all'infinito”.
L'ottenimento di quantità e di qualità diverse di conoscenza dipende dall'adeguatezza dei modi impiegati per conseguirla.
Conciliare il valore della libertà di ricerca, espressione di un bisogno conoscitivo fondamentale nell'essere umano, con il principio di responsabilità nei confronti del genere umano e - in senso più ampio - della vita sul pianeta Terra: un dilemma antico che si ripropone in modo affascinante anche nel nostro tempo, che dovrebbe stimolare le straordinarie risorse conoscitive e morali dell'umanità.
FINE
a rivederci a Settembre con una nuova rubrica.
Buone vacanze a tutti!
‘ETICA e SANITA’Le puntate di ‘Etica e sanità’, saranno raccolte e pubblicate con il patrocinio dell’Associazione della Stampa Medica Italiana (ASMI—FNSI).Chi fosse interessato ad averne copia, può fin da adesso prenotarla con una Mail indirizzata a:redazione @numedionline.itper avere tempestiva comunicazione dell’avvenuta pubblicazione della quale sarà comunque data notizia attraverso il giornale. BIOETICA RELIGIOSA E LAICA
Utilizzando Internet come attuale moderno strumento di risposta a qualunque dubbio o interrogativo, trovo questa definizione di ‘bioetica’:
‘La bioetica è una disciplina recente che si occupa delle questioni morali che sorgono parallelamente al rapido progredire della ricerca biologica e medica. Ancor più esattamente, la sua natura è multidisciplinare, potendo annoverare al proprio interno aspetti relativi a varie materie, quali: biologia, medicina, filosofia, diritto, ed altre ancora.’ (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera ). Accettando la prima frase è difficile individuare una risposta alla differenza tra ‘laica’ e ‘religiosa’, termini che non figurano nella seconda frase dove, con la ‘natura multidisciplinare’ possono ancora essere aggettivi del problema ‘bioetico’ in biologia, medicina, filosofia, diritto, ….., ma aggiungerei anche economica, politica, fino alla più recente dell’informazione o ‘infoetica’ che riporta il problema della bioetica e quello primario e fondamentale dell’etica.
In appendice alla terza puntata di ‘Etica e sanità’ ho accennato con approccio ‘religioso’ al tema di una ‘etica universale’ mentre alla settima puntata, tentando di differenziare l’etica dalla morale, concludevo con una potenziale commistione ‘laica’ di etica e morale della collettività sociale. Ancora una volta, nel concetto di collettività sociale e di società, resta il mistero del diversamente equilibrato ‘dualismo’ presente in ogni ‘persona’ tra coscienza di esistenza materiale e di potenziale sopravvivenza spirituale: bioeticamente parlando di progresso della ricerca e della scienza a favore dell’uomo nella sua presenza terrena: sacralità o qualità della vita.
A conclusione di ‘Etica e sanità’ per la ‘bioetica’, accomunando nella risposta sia quella ‘laica’ che quella ‘religiosa’ resta lo stesso interrogativo: la ‘bioetica’ può essere di maggioranza ?
Mario Bernardini
‘ETICA e SANITA’
Le puntate di ‘Etica e sanità’, saranno raccolte e pubblicate con il patrocinio dell’Associazione della Stampa Medica Italiana (ASMI—FNSI).
Chi fosse interessato ad averne copia, può fin da adesso prenotarla con una Mail indirizzata a:
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