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Testamento Biologico
 
Roma, 5 luglio 2007
 
L.Salce – IFO
 
 


Il testamento biologico in una visione della vita come dono e di una ricerca a servizio della vita

Sull’argomento “testamento biologico” si sono confrontati oggi a Roma rappresentanti del mondo cattolico, della ricerca scientifica e delle istituzioni in un appassionato dibattito sul significato e sull’opportunità data dal tema per una profonda riflessione sul proprio essere e fare.

Unanime il parere: occorre un confronto continuo e costruttivo da parte di tutti, coscienti della dimensione della vita come dono e della centralità della persona come soggetto e non solo oggetto di cure.

Il testamento biologico è espressione della volontà da parte di una persona in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di non essere in grado di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure.

Sono numerose le diverse interpretazioni possibili e una decina sono le proposte di legge al vaglio della Commissione Sanità del Senato.

Il Direttore Generale degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri, Marino Nonis ha aperto i lavori rallegrandosi “che proprio in un luogo di cura e di ricerca scientifica si possa discutere di un tema che non riguarda solo i tecnici, ma richiama tutti ad acquisire una maggiore consapevolezza dell’essere persona e ad esigere una corretta informazione. Anche se non esistono, allo stato attuale e nel nostro Paese procedure codificate per esercitare e disporre volontà specifiche in tema di trattamenti sanitari, credo che sia un dovere, un esempio ed una essenziale funzione pedagogica, cui non possiamo sottrarci (da persone che esercitano un pubblico servizio), quella di provvedervi in qualche modo ed in assoluta libertà e responsabilità, come persone.”

Paola Muti, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Regina Elena, ha ricordato che “se in Italia il testamento biologico non ha valore giuridico come espressione di volontà, è preso in considerazione solo attraverso un passaggio che è anche deontologico, vale a dire se i medici curanti ravvisano nelle terapie che dovrebbero essere praticate il carattere di “cure inappropriate”, in quanto il malato non può clinicamente guarire, viene introdotto un criterio discrezionale – la decisione di sospendere le cure può cambiare da medico a medico – e quindi si avverte l’esigenza di una legge che tuteli l’inalienabile diritto del malato a decidere come gestire le fasi terminali della propria vita. Queste istanze riflettono, più in generale, la necessità che i pazienti possano esprimere i propri valori e preferenze in tutto il percorso diagnostico/terapeutico/prognostico specialmente in quelle situazioni in cui, come nelle fasi terminali della vita, l’equilibrio tra vantaggi e rischi di alcune strategie cliniche e’ più precario e non chiaramente definito”.

Mons. Sergio Pintor, Vescovo di Ozieri e Consultore del Pontificio Consiglio per la Salute ha sottolineato la centralità della persona e le prospettive etiche per promuovere un testamento biologico o di vita in una visione positiva ed umanizzante.

”La proposta di un testamento biologico – ha detto Mons. Pintor – se sapientemente e corresponsabilmente attuato, può favorire un maggiore riconoscimento della responsabilità decisionale della persona in condizione di malattia, in un dialogo con il medico. Occorre fare una proposta con un alto profilo etico e in una prospettiva di servizio alla vita. Il testamento biologico potrebbe diventare una provocazione per recuperare nel mondo della salute, della ricerca e della cura una categoria antropologica fondamentale e strutturale se si vuole realmente promuovere l’umanizzazione, la categoria della “con-passione e dell’amore”, non come emotività episodica, ma come coinvolgimento responsabile e una vicinanza nella situazione concreta che la persona malata e sofferente vive.”

Il Senatore Ignazio Marino ha riassunto l’iter parlamentare della legge che prevede che la Commissione Sanità proceda verso una sintesi dei disegni di legge in discussione e arrivi al voto per poi passare al dibattito in Aula parlamentare. Ha ribadito la necessità di regolamentare qualcosa di non obbligatorio per il cittadino, ma di vincolante per il medico nel caso di precise volontà. “Insomma con il testamento biologico si mira ad applicare un diritto che già esiste con il consenso informato, applicando le stesse regole in maniera prospettica”.

Il Prof. Edoardo Arcuri, Direttore della S.C. Rianimazione, terapia intensiva, terapia del dolore e cure palliative ha ricordato come  Terapia Intensiva ed Oncologia sono aree dove frequentemente, specie nelle fasi di fine vita, si pone il dilemma tra fare e non fare, fra quello che si può e quello che si deve e quanto si deve. Su tali dilemmi tecnico-etici, si innesta inevitabilmente quello delle scelte economiche che essi comportano, relativo alla competizione delle risorse ed alla giustizia distributiva”.

Il Cardinale Crescenzio Sepe, che non ha potuto essere presente, ha inviato un messaggio in cui ha ricordato che la vita umana è sempre un dono prezioso da salvaguardare e difendere, “auspico – conclude il messaggio del Cardinale – che la filosofia , la teologia, la medicina, la biologia, il diritto, in dialogo tra loro senza pregiudizi e prevenzioni ideologiche, concorrano sinergicamente a trovare sempre più punti di convergenza per affermare che la vita è sempre comunque un dono indisponibile. Diffondere e sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi, significa rendere un servizio alla verità.”

   
 







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