09/09/2010





Chi siamo
Scrivi al direttore
Info e pubblicità

Archivio fino al 2003
Archivio dal 2004


Approfondimenti
Appuntamenti
Biblioteca
Controcorrente
Legale
Punto d'incontro
Tempo libero
Odontoiatria
Sanità romana

Cultura
Etica
Legislazione
Ricerca

Minist. della Salute
Ist. Sup. di Sanità
C.N.R.
Ispesl
Il giornale di bioetica

 
 
Turco: i limiti della scienza tra il “giusto” e il “bene”
 
Roma 20 settembre 2006
 
Min. Salute
 
 


In occasione della Seconda Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza che si è aperta oggi a Venezia, il Ministro della Salute, Livia Turco, ha inviato un messaggio al Presidente della Conferenza, Prof. Umberto Veronesi. Di seguito il testo integrale.

“Nel mondo di cui mi occupo, vale a dire quello della medicina e della sanità, è del tutto intuitivo il valore strategico della scienza.

È persino quasi ovvio magnificarne l’importanza. Si tratta di una scienza che nel mio settore interviene sull’attesa di vita delle persone, sugli eventi negativi che mettono in pericolo la sopravvivenza, più semplicemente sulla qualità della vita della gente, sul grado di autonomia degli individui nelle relazioni con gli altri; sulla ridiscussione di limiti una volta insormontabili.

Senza essere retorici è una scienza questa che interviene sempre più profondamente sui destini degli uomini persino, in alcuni casi, con la pretesa discutibile di predeterminarli.

Non stupisce quindi riscontrare atteggiamenti sociali positivi nei suoi confronti. Alcune inchieste quelle ad esempio fatte dal Censis a proposito della percezione della popolazione nei confronti delle biotecnologie, rivelano da una parte atteggiamenti in gran parte favorevoli se questa scienza è applicata al campo della lotta contro le malattie, dall’altra atteggiamenti più prudenti se la stessa scienza è applicata ad altri campi.

Come non stupisce che in altre inchieste alla domanda “è o no favorevole a mettere un ticket per finanziare la ricerca scientifica”, la maggior parte degli intervistati si dichiara favorevole. Che nella coscienza sociale cresca il valore del ruolo della scienza ormai nel mio campo è un dato ampiamente documentato, anche se non privo di delicatezze e di problematicità.

Ad esempio il percepire la scienza come strumento potente contro le malattie favorisce nello stesso tempo atteggiamenti sociali sbagliati, come quello molto diffuso, di considerare la medicina nel suo complesso come un’impresa infallibile. Con ciò negando quello che, da Popper in poi, al contrario è considerato un principio portante della buona scienza, appunto il fallibilismo. Si tratta di percezioni sbagliate della scienza e della medicina, che inducono le persone spesso a chiedere più del ragionevole, e gli operatori a volte ad offrire più del dovuto e che hanno pesanti ricadute sul piano economico, su quello etico, e persino su quello giudiziario se rammentiamo il fenomeno quasi straripante del contenzioso legale tra società civile e medicina.

Accanto a tali visioni quindi il discorso sulla scienza e soprattutto sul suo rapporto con la medicina e per estensione sull’offerta di scienza organizzata dei sistemi di tutela, non può essere fatto né in modo illuministico, come ho già detto, né ignorando alcune importanti implicazioni. Penso intanto a quelle che rientrano nell’ambito dell’economia. Il rapporto tra scienza ed economia nel mio campo ha un duplice aspetto, quasi una contraddizione. Da una parte abbiamo l’impellenza di investire in ricerca scientifica sia sul piano della ricerca di base che su quello della ricerca applicata, proprio per rispondere in modo sempre più appropriato ad una domanda sociale (ma anche per più generali necessità competitive) dall’altra abbiamo la necessità di governare i costi che discendono dall’innovazione in medicina. Anzi, dirò di più, abbiamo la necessità di essere aiutati dalla scienza a governare sistemi di copertura sociale sempre più costosi e comunque destinati a costare sempre di più. L’aiuto che ci può derivare dalla scienza, come è intuibile, non riguarda quindi solo il governo economico delle applicazioni scientifiche, ma anche quello dell’accesso alla scienza quindi quei problemi che hanno a che fare con l’universalità, l’equità, il diritto alla salute. Già ora abbiamo molte nuove possibilità terapeutiche, sto pensando ad esempio alla farmacogenomica alla medicina predittiva e ad altro, ma è indubbio che il loro costo ci pone nuovi problemi di accesso e di sostenibilità. Com’è indubbio che soprattutto oggi quell’applicazione particolare della scienza chiamata tecnologia, si pone in tutta la sua ambivalenza e ambiguità. L’abuso di tecnologie sanitarie, soprattutto nel campo diagnostico è uno dei più grossi problemi dei sistemi sanitari pubblici. Nello stesso tempo l’uso innovativo della tecnologia (si pensi alla telemedicina) è una delle strade sicuramente da percorrere per garantire un maggior grado di universalità e allo stesso tempo di sostenibilità. Desidero sottolineare il carattere ambivalente della scienza applicata in medicina, cioè il suo essere più modi scientifici, più tipi di applicazione, più usi e riproporre la questione politica del governo della scienza da parte del soggetto che se ne serve, cioè la ricerca dell’equilibrio che anche in medicina deve mediare l’autonomia della scienza e la responsabilità dello scienziato.

Ma oltre alle implicazioni economiche della scienza in medicina non possiamo ignorare quelle etiche, cioè quelle implicazioni che agli inizi degli anni ottanta diedero luogo come è noto a quella cosa (oggi pare piuttosto controversa almeno a giudicare dal dibattito in corso) denominata bioetica.

Voglio rammentare, a tal proposito, la prefazione che proprio il prof. Veronesi fece alla prima edizione italiana del manuale di bioetica di Engelarth, nel 1986 (se non sbaglio), dove con grande lungimiranza egli pose il problema del rapporto tra sviluppo scientifico e medicina sfidandoci tutti su una questione che a me personalmente sta molto a cuore, che è quella del limite. Cosa intendo per limite? Non già gli atteggiamenti un po’ oscurantistici di varie posizioni antiscientifiche, e neanche quelli che riducono quella cosa preziosa che è la morale a moralismo cioè a ripiegamenti ideologici. “Limite” significa prendere atto che la nostra fiducia illimitata nella razionalità scientifica così forte negli orientamenti positivistici, va rivista perché sappiamo già ora sulla nostra pelle che l’applicazione sbagliata di tale razionalità può a sua volta essere un problema. Mi pare opportuno a questo punto rammentare a tutti noi il principio di responsabilità di Jonas e richiamarne l’insegnamento. La questione del limite e quindi del rapporto tra razionalità e ragionevolezza nell’ambito dell’applicazione della scienza alla medicina è quanto mai cruciale. Basti citare tra le tante questioni controverse quelle che quotidianamente riempiono i giornali e che sono tutte grandi conquiste scientifiche: la genomica, le cellule staminali, la fecondazione assistita, gli xenotrapianti. Mi limito solo a citarle ma per dire che oggi non sono molte le acquisizioni scientifiche in medicina che non abbiano una qualche implicazione etica. In pratica dire scienza in medicina significa dire allo stesso tempo etica come del resto è sempre stato nella sua storia. Qualsiasi atto medico, anche il più semplice, implicitamente cerca di mettere insieme il “giusto” e il “bene”. Il problema di oggi è che lo sviluppo scientifico sposta sempre più in avanti la ricerca di questo equilibrio rendendolo sempre più difficoltoso.

A me pare, per concludere, che lo sviluppo scientifico nell’ultimo mezzo secolo ha riguardato vari domini e varie discipline. Ridiscutendo paradigmi, metodologie, teorie applicazioni, fino, in molti casi, a costituire delle vere e proprie rivoluzioni.

Per il mio campo, soprattutto a partire dalla genomica, non è esagerato scomodare il termine “rivoluzione”. Una scienza come la medicina che si è costruita nei secoli per riparare una natura compromessa, squilibrata, danneggiata, ferita, scopre addirittura di poter intervenire sui suoi costituenti e di poterli manipolare. In un sol colpo sono cambiate prospettive, applicazioni, usi, possibilità ma nello stesso tempo si è riproposta la questione di ciò che è “giusto” e di ciò che è “bene”, cioè sono sorte nuove e inedite questioni persino statutarie della medicina stessa.

Oggi quindi non si tratta solo di magnificare la scienza il cui valore è indiscutibile. Oggi si tratta di fare del “limite” una “ possibilità” e di fare della “possibilità” un atto di civiltà per la civiltà”.

   
 







Utente:
Pass:

Scarica la rivista in formato PDF Free Download!

Asmi
Asas Accademia
Assum
HomeoCity

  Questo sito ha accettato i Codici di regolamentazione
ed è associato
e

 

Direttore
Mario Bernardini

Direzione, Com.Scientifico, Amministrazione
Via Valpolicella, 19
00141 Roma
P.IVA n. 10427471007
Tel e fax 06/86398937
e-mail:
redazione@numedionline.it

Registro della Stampa del Trib. di Roma n.326/2000