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Convegno ASMI - Fondazione Bordoni

 
Campi elettromagnetici e salute: monitoraggio delle antenne per telecomunicazioni
 
Roma 30 gennaio 2004
 
Giovanni Carmosino
 
 


La realizzazione delle antenne per telecomunicazioni è stata, sin dagli inizi, oggetto di attenzione e di preoccupazione da parte della popolazione: in risposta a questi timori le principali organizzazioni scientifiche internazionali hanno condotto una serie di studi volti ad accertare l’esistenza di effetti dannosi per l’uomo, derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici.

Nel 1998, l'ICNIRP (Commissione internazionale sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti), l’organismo indipendente più autorevole in materia, ha concluso che il rispetto del valore di  41 Volt/metro  per le antenne GSM e 62 V/m per la tecnologia UMTS, è sufficiente ad escludere l’insorgenza di effetti dannosi per l’uomo.

Nel mese di maggio del 2000, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato come allo stato attuale della ricerca scientifica non sia possibile dichiarare l'esistenza di rischi per la salute.

L'Unione Europea ha adottato le linee guida dell'ICNIRP attraverso la raccomandazione 519/99, invitando i Paesi membri ad aderirvi, che nella sostanziale totalità si sono uniformati ai suddetti valori..

L'Italia, tuttavia, non ha raccolto tali indicazioni, ma attraverso il Decreto Ministeriale 381 del 1998 ha applicato limiti di esposizione 10 volte più garantisti per la popolazione, prescrivendo un limite di 6 V/m, valore che ha trovato conferma con il recente Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri 8 luglio 2003..

Nonostante ciò, continua a sussistere una situazione di incertezza su tutto il territorio italiano, cui ha fatto seguito la materiale impossibilità per gli operatori di realizzare le infrastrutture di telecomunicazione. In particolare tale condizione ha inciso sullo sviluppo della nuova tecnologia UMTS, quella proprio che invece consente un continuo controllo, molto più frequente del GSM, della potenza in uscita e quindi permette di mantenere livelli più bassi di emissione.

Nel 2002 il Ministro delle Comunicazioni Gasparri, con il decreto legislativo 198, ha imposto ai Comuni regole uniformi per l'installazione delle antenne attraverso l’attuazione di procedure più snelle.

Tale decreto, tuttavia, incideva sulle competenze urbanistiche dei Comuni e nel mese di ottobre del 2003 la Corte Costituzionale ne ha dichiarato, a tal proposito, l’incostituzionalità. Nel frattempo, recependo le più recenti direttive comunitarie, è stato redatto il nuovo codice delle comunicazioni, approvato con il decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259, che ha confermato il decreto del 2002 proprio nella parte relativa alle più efficaci procedure di installazione.

Il codice prevede, infatti, che ogni gestore debba presentare l'istanza di autorizzazione all’installazione presso l'ufficio comunale competente e contestualmente presentarne copia all'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) che verifica la compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità (art 14,  legge 22 febbraio 2001 n. 36).

L'istanza di autorizzazione deve contenere tutte le informazioni necessarie a qualificare il progetto presentato quali ad esempio i dati generali dell'impianto, l’ubicazione, le planimetrie, la dichiarazione della potenza ecc.

Copia di questi dati, una volta approvati i progetti, è inviata al Ministero delle Comunicazioni che sta realizzando un catasto di tutte le infrastrutture di telecomunicazioni presenti sul territorio che consentirà una mappatura completa delle antenne esistenti.

Dal mese di dicembre del 2003 con la firma del Protocollo di Intesa tra ANCI e Ministero delle Comunicazioni si è dato avvio ad una nuova fase; che possiamo definire di concertazione, dando la possibilità a Comuni e gestori di sottoscrivere, a loro volta, un protocollo d’intesa con il quale le parti si impegnano a realizzare le antenne nel pieno rispetto della normativa, assicurandone contemporaneamente l’inserimento armonico,anche in termini di impatto visivo, sul territorio e garantendo la massima informazione ai cittadini anche attraverso programmi specifici di monitoraggio delle antenne.

A proposito di monitoraggio, va ricordato che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 marzo 2002 ha attribuito alla Fondazione Bordoni, diramazione diretta del Ministero delle comunicazioni, una serie di fondi, derivanti dalla gara con cui sono state assegnate le licenze UMTS, da destinarsi a tali progetti: sono state acquistate 1200 centraline mobili che misurano il campo elettromagnetico in continuo per due settimane, alla scadenza delle quali la centralina è dislocata presso altro sito.

La scelta dei siti da monitorare è effettuata dall’ARPA anche in base alle esigenze espresse dalle comunità locali.

Va detto che ad oggi il monitoraggio effettuato dalla Fondazione Bordoni, in collaborazione con le ARPA, ha rilevato valori prossimi ad 1 V/m, quindi molto al di sotto della soglia consentita,  e la comunicazione degli stessi ha  prodotto sulle comunità interessate risultati molto positivi in termini di rassicurazione.

Il quadro normativo e amministrativo appena delineato sembra essere quello che più garantisce la popolazione italiana, sia attraverso limiti di esposizione estremamente cautelativi, sia attraverso un accurato sistema di controlli preventivi e successivi all’installazione, ma soprattutto attraverso i più recenti protocolli d’intesa. Questi ultimi sembrano essere davvero capaci di contemperare l’interesse pubblico, in termini di sicurezza e informazione, con l’interesse a sviluppare un servizio efficiente, che tra l’altro è stato estremamente utile anche in occasione di recenti calamità e che potrà esprimere tutte le sue potenzialità anche come strumento di rilevazione e trasmissione di dati e immagini afferenti alla salute dei cittadini.

 Giovanni Carmosino

   
 







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