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Il tumore dell’esofago, diagnosi e terapie

Roma 15 settembre
Univ. Catt. Roma

Il tumore dell'esofago colpisce ogni anno in Italia circa 2.000 persone (4 casi per 100.000 abitanti), prevalentemente maschi (tre volte di più che le donne).

La sintomatologia iniziale del tumore dell'esofago, presente in oltre il 90% dei soggetti affetti, è rappresentata da:  perdita progressiva di peso preceduta dalla disfagia, cioè dalla difficoltà a deglutire, che di solito compare in modo graduale; calo o un'alterazione del tono di voce  secondario al coinvolgimento da parte della massa  dei nervi  deputati alla regolazione dell'emissione dei suoni, oppure a paralisi del diaframma;  dolore toracico retrosternale se la lesione coinvolge l’esofago medio, cioè la zona tra cuore, polmoni, sterno e colonna vertebrale.

Nelle forme più avanzate può manifestirsi  un aumento dimensionale dei linfonodi laterocervicali, versamento pleurico o ancora possono comparire dolori alle ossa o epatomegalia: la causa di questi sintomi è in genere legata alla diffusione metastatica della malattia.

Alla diagnosi e ai trattamenti del tumore all’esofago nonché all’acquisizione delle più recenti conoscenze sugli aspetti biologici e clinici di questa neoplasia è dedicato il Corso di aggiornamento rivolto ai medici specializzandi in chirurgia, che avrà luogo il 4 e 5 novembre 2005 presso il Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma (Aula Brasca, inizio ore 14,30), promosso dalle Scuole di Specialità in Chirurgia Toracica dell’Università Cattolica, Università dell’Insubria e Università di Chieti. Nel corso delle due giornate di lavoro i partecipanti acquisiranno, con approccio multidisciplinare, le informazioni più aggiornate sul cancro dell’esofago in tema di classificazione, stadiazione, diagnosi precoce, trattamento chirurgico, pre e post operatorio e terapie integrate con opportunità di verifica e confronto con i tutor e con esperti delle singole discipline. Ampio spazio sarà inoltre dato all’analisi delle caratteristiche delle varie figure professionali coinvolte nel trattamento della patologia volto a favorire tra i giovani specialisti l’integrazione e la sinergia tra varie discipline  per una più efficace risposta terapeutica.

“Pur non essendo disponibili esami di screening per i soggetti sani - spiega il prof. Pierluigi Granone, straordinario di Chirurgia Toracica presso l’Università Cattolica di Roma e direttore del corso - la diagnosi precoce diventa estremamente importante per cogliere in tempo eventuali alterazioni cellulari dell’esofago”.

“Nei soggetti in cui la mucosa esofagea si è semplicemente trasformata in mucosa gastrica – spiega Granone - è consigliata un'endoscopia ogni due o tre anni. Viceversa, nei pazienti in cui le cellule trasformate mostrino segni di anormalità (displasia) si raccomanda di ripetere l'endoscopia almeno due volte a distanza di sei mesi e poi una volta l'anno. Infine, se il grado di displasia è elevato (cioè se le cellule sono molto trasformate), è consigliabile un'endoscopia ogni tre mesi o addirittura l'intervento chirurgico, dato che si tratta di condizione precancerosa a elevato rischio di trasformazione maligna. Il  ruolo curativo nel trattamento del cancro dell’esofago è riservato  alla chirurgia. Risulta spesso difficoltoso, tuttavia, individuare lesioni  operabili: è tecnicamente  difficoltoso  operare le lesioni del terzo superiore dell'esofago o i casi in cui il tumore abbia  già coinvolto gli organi vicini come trachea e bronchi. Controindicano l'intervento anche le metastasi a distanza, le  precarie condizioni generali del paziente oppure la presenza di gravi patologie associate”.

“L'intervento di solito consiste – prosegue Granone - nell'asportazione del tratto di esofago interessato dal tumore, della porzione di stomaco adiacente   e dei linfonodi regionali, procedura chiamata in gergo medico "esofagogastrectomia parziale con linfoadenectomia regionale". Nei pazienti non operabili la chemioterapia accompagnata da radioterapia è il trattamento di scelta, dato che la combinazione delle due cure aumenta la sopravvivenza rispetto alle singole opzioni.

“I pazienti in fase avanzata di malattia con difficoltà a deglutire e dolore, nei quali purtroppo non è proponibile il trattamento chirurgico o quello chemio-radioterapico - conclude Granone - possono trarre beneficio da cure palliative che permettano un adeguato supporto alimentare. Queste possono consistere nel posizionamento per via endoscopica di una endoprotesi (tubo rigido in plastica, silicone o anche in metallo) all’interno dell'esofago che consenta il passaggio del cibo; in alternativa si può ricorrere alla ricanalizzazione tramite  laser-terapia, che consiste nell'uso di un raggio laser diretto sul tumore per ricreare il passaggio. Infine, in casi selezionati, è possibile un intervento di by-pass, in cui l'esofago stenotico viene  escluso dal passaggio del cibo, congiungendone il tratto di esofago pervio a monte del tumore  con lo stomaco tramite un'ansa di colon trasposta in torace”.

 

Per informazioni e iscrizioni: Servizio di Formazione Permanente Università Cattolica di Roma

Tel. 06.30154074; fax 06.3051732; e-mail sserafini@rm.unicatt.it

www.rm.unicatt.it/formazionepermanente/chirurgiatoracica

 

adnkronos Salute

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