Il tumore al seno colpisce purtroppo in età sempre più giovane, come conferma uno studio tutto italiano. La diagnosi preventiva resta l’arma migliore per sconfiggere il primo nemico delle donne. Ultima frontiera della prevenzione senologica: la ‘mammografia tridimensionale’
Tempo di Avatar e di cinema tridimensionale.
Ed era tempo che arrivasse anche a Roma la ‘mammografia tridimensionale’ ultima e più avanzata frontiera della prevenzione senologica.
Adesso questa novità assoluta c’è e si trova alla Clinica Paideia del Fleming. Si chiama Tomosintesi, e si tratta in pratica di una mammografia tridimensionale ad alta definizione.
E’ un passo avanti importante per la tecnologia più avanzata della prevenzione del cancro al seno. Un ulteriore aiuto di grande interesse per la diagnosi precoce della patologia della mammella. Avere realizzato un exploit di questo genere fa del Centro di Diagnostica Senologica della Clinica Paideia di Roma uno dei ‘centri di eccellenza’ del nostro Paese. Da oggi tutte le donne del centro-sud che lo vorranno, potranno usufruire del nuovo apparecchio digitale senza dover raggiungere Genova o Torino, le uniche città italiane dove finora era possibile effettuare questo esame.
Tra l’altro, quello della Clinica Paideia di Roma, è l’unico centro in Italia che dispone di tutti i dispositivi più all’avanguardia attualmente utilizzati per la diagnosi senologica: dalla mammografia digitale all’ecografia con elastosonografia, dalla biopsia percutanea con mammotome alla risonanza magnetica fino all’ultima arrivata, appunto, la tomosintesi.
“La tomosintesi è uno strumento diagnostico che permette di studiare la mammella ‘a strati’ – conferma la dottoressa Barbara Pesce, responsabile del Centro di diagnostica Senologica della Clinica Paideia – dove appunto la mammella viene scomposta in tante immagini che poi, sovrapposte, ricostruiscono la figura della mammella nella sua completezza. Tutto questo si traduce in un grande vantaggio per i seni difficili da leggere – ad esempio nei seni densi – che possono così essere analizzati più specificamente e in dettaglio, svelando lesioni che nell’immagine d’insieme sarebbero altrimenti mascherate. Il risultato è che aumenta l’accuratezza diagnostica, in quanto possono essere individuate lesioni che risulterebbero ‘invisibili’ con l’esame tradizionale”.
Un elemento determinante per una corretta prevenzione del cancro al seno, come ha detto il professor Umberto Veronesi secondo il quale “questo è un caso veramente paradigmatico perché il problema del tumore al seno si risolve attraverso una buona diagnosi che deve essere precoce – quindi i controlli femminili devono essere frequenti – ma deve essere anche corretta, condotta da persone competenti e con apparecchiature avanzate, aggiornate e moderne come dovrebbe accadere in tutti i centri di diagnostica senologica.
E lo confermano anche gli oncologi presenti alla conferenza stampa di presentazione di questo nuovo strumento diagnostico – i professori Francesco Cognetti, responsabile dell’Oncologia Medica A dell’Istituto Nazionale Tumori ‘Regina Elena’ IRCSS di Roma, Enrico Cortesi, Direttore della UOC di Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I°, Università ‘La Sapienza’ di Roma e Paolo Marchetti, Direttore dell’UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale Sant'Andrea di Roma – secondo i quali gli ultimi dati sull’incidenza e la prevalenza del cancro della mammella nella popolazione femminile italiana descrivono uno scenario allarmante e inaspettato, in cui le cifre reali sono risultate sorprendentemente maggiori rispetto ai dati ufficiali.
Secondo uno studio del Centro di Ricerche Oncologiche di Mercogliano (CROM), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, e pubblicati sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research il numero di nuove neoplasie mammarie si attesta su valori sempre superiori a 40 mila all'anno, con un trend in aumento: erano 41.608 nel 2000 e in 6 anni si è registrata una crescita del 13,8%; il maggiore incremento percentuale del numero di nuovi tumori della mammella si riscontra nelle donne di età compresa tra 25 e 44 anni (quasi 77 donne ogni 100 mila in questa fascia d'età, con un aumento del +28,6% in sei anni).
Dispositivi a confronto. Da un punto di vista metodologico questa macchina di ultima generazione offre una prestazione simile ad una mammografia digitale : in più è meno dolorosa perché la compressione necessaria è inferiore; il costo dell’esame è praticamente uguale ; rimane invariato il tempo di esposizione, e inoltre l’aumento di radiazioni assorbite è assolutamente trascurabile. Rispetto alla metodologia standard dell’esame 2D , però, lo studio 3D eseguito con tomosintesi permette un analisi molto più accurata “pezzettino per pezzettino” della mammella.
Anche se ad oggi non esistono ancora studi scientifici di comparazione tra i dispositivi diagnostici in senologia “tutto lascia prevedere – conclude Barbara Pesce - che la tomografia possa presto avere un ruolo importante nel moderno iter diagnostico senologico integrato”.