Inaugurato l’Anno Accademico.Il Rettore, Prof. Franco Cuccurullo, auspica piu’ ricerca per il futuro dei giovani e del Paese. Con 15,5 mld di euro, l’Italia è ottava nel mondo per investimenti, ma, nonostante i fondi scarsi, i risultati sono di qualità.
Una cosa è certa: la qualità della ricerca è strettamente correlata all’entità degli investimenti. Lo sanno bene negli Stati Uniti, posizionati al primo posto della classifica globale degli investimenti per la ricerca, con oltre 273 miliardi di euro; al secondo posto il Giappone con 118 miliardi; al terzo la Cina con 115, al quarto la Germania con quasi 59miliardi; al quinto la Francia con quasi 38miliardi, al sesto il Regno Unito con 34, al settimo il Canada con quasi 17 miliardi e all’ottavo posto l’Italia, appunto, con 15 miliardi e mezzo di euro. Gran Bretagna, Francia e Germania, investono più del doppio rispetto all’Italia.
Questo lo stato della ricerca scientifica in Italia, delineato da Franco Cuccurullo, Rettore dell’Università ‘Gabriele d’Annunzio’ di Chieti-Pescara, che ha inaugurato il 23 gennaio l’Anno Accademico 2009-2010.
Ma Cuccurullo, circa il rapporto tra investimenti e risultati, ha avvertito: “Non sempre a investimento maggiore corrisponde una qualità sostenibile maggiore. Ritengo di poter affermare, senza ombra di dubbio, che il nostro Paese, in relazione alle risorse di cui dispone, mantiene una posizione rilevante e meritevole nel contesto internazionale”.
Per portare un esempio, l’Olanda, che per qualità segue immediatamente l’Italia, è ampiamente superata, in termini di investimento, da Paesi che si posizionano dopo di lei, sempre per qualità, come Australia, Spagna, Cina e Federazione Russa. I dati sono ricavati da Gross Domestic Expenditure on R&D (GERD).
Cuccurullo ha rigettato “lo stereotipo negativo, di cui parlano i mass media, che vede l’Italia come Paese di retroguardia”, illustrando invece “quella che emerge dall’analisi di dati oggettivi, trasparenti e riproducibili. Noi che abbiamo scelto la ricerca come missione fondamentale della nostra vita accademica, propendiamo ovviamente per il secondo approccio”.
Aiutandosi con 36 diapositive, Cuccurullo ha posto in evidenza le criticità e le eccellenze della rete di ricerca italiana: “Va sottolineato il fatto che, ai fini della gestione, produzione e sviluppo della ricerca, un fondamentale driver di spesa è rappresentato dai costi del personale, non solo in termini di giusta gratificazione economica dei singoli ma, soprattutto, in termini di numero complessivo degli addetti, in particolare dei ricercatori”.
A ciò si aggiunge il costo delle tecnologie, ma i risultati sono comunque incoraggianti: “Uno dei principali elementi di successo della ricerca è rappresentato dalla sua dimensione internazionale”.
E’ operativa una fittissima rete di collaborazioni internazionali, come dimostrano i 100 lavori scientifici più citati tra il 2000 e il 2008. Collaborazioni che coinvolgono in particolare Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito, leader della ricerca biomedica a livello mondiale. Altro elemento vincente è l’interdisciplinarietà. L’immagine è quella di un fiume principale che si arricchisce sempre più per gli affluenti: “La ricerca di maggior successo è quella con più ricercatori, più link che collegano i vari gruppi”. La ricerca italiana è così, ha questi collegamenti e per rappresentarla vale l’idea della mappa neuronica.
Da qui le considerazioni sulle criticità: “Un Paese pienamente inserito nell’economia della conoscenza, che vuole continuare a farne parte e che produce ricerca di qualità, non può accettare di essere ingiustamente relegato in posizioni di retroguardia nella ricerca, rinunciando a difendere e a valorizzare la sua Università. Si impongono, a questo proposito –ha detto ancora Cuccurullo- alcune riflessioni fondamentali:
1) non mortificare le aspirazioni dei tanti giovani capaci che, con grande impegno e notevoli sacrifici, si preparano a fare ricerca, conseguendo il dottorato nelle nostre Università;
2) non ferire le sacrosante aspettative di progressione verticale di ricercatori ed associati di grande valore che, ormai da troppo tempo, stanno attendendo la loro occasione;
3) non ritenere che una rivoluzione copernicana del “sistema Università” possa essere realizzata con le magre risorse che il nostro Paese finalizza alla ricerca”.
Con il pensiero rivolto al terremoto dell’Aquila, Cuccurullo ha così concluso: “Occorre, ora più che mai, rilanciare con vigore la funzione degli Atenei nella percezione pubblica, fare emergere il ruolo prezioso e insostituibile della formazione e della ricerca, nella costruzione del futuro dei giovani che è anche il futuro del Paese”.